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Articolo del 02/10/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Non rileva il nesso di causalità se non viene accertata la sussistenza di un comportamento colposo da parte del medico


a cura di


Pubblicato il 02/10/2015 da Sergio Fucci

In seguito ad una risonanza magnetica viene accertato che una paziente è affetta da microadenoma ipofisario nella emiporzione destra della ghiandola, con conseguente galattorrea e alterazione del ciclo mestruale.
I medici del reparto di neurochirurgia consigliano alla donna – che rappresenta la sua volontà di una seconda gravidanza – di sottoporsi ad un intervento di escissione del microadenoma che viene eseguito nell’ospedale con asportazione transfenoidale del microadenoma.

Nella relazione di dimissione viene segnalata l’insorgenza postoperatoria di un diabete insipido e successivamente compare una tireopatia e poi una recidiva del microadenoma.
Tutti i postumi invalidanti, a giudizio del proprio consulente medico legale, sono da ascriversi a colpa del chirurgo che non aveva asportato completamente il microadenona e aveva leso una parte del tessuto sano.
La donna conviene quindi in giudizio il chirurgo e l’ente ospedaliero chiedendo il risarcimento dei danni patiti, sostenendo anche di non essere stata debitamente informata delle possibili conseguenze dell’intervento.



Il Tribunale accoglie la domanda della paziente, ma la Corte d’Appello riforma la sentenza rigettando la richiesta di risarcimento in quanto non accerta alcuna condotta colposa a carico del sanitario, escludendo anche che la paziente avesse fornito la prova che se fosse stata correttamente informata non si sarebbe sottoposta alla terapia chirurgica.
La paziente impugna la sentenza, ma la Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 14630/15, depositata il 14/07/2015, ha respinto il suo ricorso.

La Suprema Corte nella sua sentenza ha, tra l’altro, affermato che la decisione d’appello era giusta perché, pur essendo stato accertato che la complessiva patologia lamentata dalla donna era in rapporto causale con l’intervento, era stata esclusa una condotta imperita, negligente o imprudente in capo al chirurgo che non aveva commesso errori tecnici nell’esecuzione dell’operazione, mentre la scelta del trattamento era conforme alla prassi e alla scienza medica.

La Cassazione, infine, ha ritenuto adeguatamente motivata la sentenza d’appello laddove aveva giustamente accertato che la paziente non aveva adempiuto all’onere probatorio a suo carico in relazione al profilo inerente il danno da mancata informazione, in una situazione nella quale la necessità di rimozione dell’adenoma era conseguente anche alla ferma volontà della donna di portare a compimento una seconda gravidanza.


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