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Articolo del 16/07/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Responsabilitą civile per tardiva diagnosi di carcinoma all'utero


a cura di Sergio Fucci


Pubblicato il 16/07/2015 da Sergio Fucci

Il competente Tribunale, accogliendo la domanda risarcitoria proposta dal marito e dal figlio di una paziente deceduta per carcinoma all’utero, condannò un medico e il centro clinico ove il predetto prestava la sua opera, al risarcimento dei danni patiti dagli attori quantificati nell’importo complessivo di 1.816.000,00 euro ritenendo che la malattia, se tempestivamente diagnosticata, avrebbe potuto essere curata, con conseguente eliminazione del suo esito letale ovvero quantomeno con differimento temporale dell’evento morte.
Il giudice di primo grado, accogliendo la domanda di garanzia proposta dal centro clinico, condannò la compagnia che aveva assicurato il sinistro a tenere indenne la struttura nei limiti del massimale di polizza.



In appello la sentenza venne confermata, salvo la riduzione dell’entità del risarcimento, rideterminato in 580.816,00 Euro.
La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 11851/15, depositata il 09/06/2015, ha respinto tutti i ricorsi avanzati nei confronti della decisione d’appello.

La Suprema Corte nella sua sentenza ha, tra l’altro, affrontato il tema della risarcibilità automa della sofferenza che può cagionare il fatto illecito altrui affermando che sono autonomamente risarcibili, se rigorosamente provati, il dolore interiore e/o la significativa alterazione della precedente vita quotidiana.
La Cassazione, inoltre, nel respingere il ricorso del centro clinico che sosteneva di non essere obbligato al risarcimento svolgendo solo un’attività amministrativa in favore del medico, ha ribadito che le strutture sanitarie sono responsabili ex art. 1228 codice civile degli errori commessi dai sanitari della cui opera si avvalgono come ausiliari necessari.

La Suprema Corte, infine, ha ritenuto adeguatamente motivata la sentenza d’appello laddove ha giudicato sussistente, accanto all’autonomo rapporto contrattuale tra paziente e medico di fiducia, anche un rapporto contrattuale tra paziente e struttura che con la sua organizzazione ha reso possibile la prestazione sanitaria.



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