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Articolo del 16/07/2015

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Detenzione in uno studio odontoiatrico di medicinali scaduti


a cura di Sergio Fucci


Pubblicato il 16/07/2015 da Sergio Fucci

Al titolare e al direttore sanitario di uno studio odontoiatrico viene contestato, tra l’altro, il delitto di cui agli artt. 56 e 443 c. p. per la tentata somministrazione di specialità medicinali ad uso medico scadute di validità rinvenute all’interno dei locali nel corso di un sopralluogo dei CC del NAS.

In primo grado gli imputati vengono assolti da questo reato perché i medicinali si trovavano in una zona diversa da quella utilizzata e, comunque, erano innocui.



Il giudice d’appello, su impugnazione del P.M., ritiene sussistente la loro responsabilità in ordine al reato consumato di cui all’art. 443 c. p. in quanto dalle risultanze ispettive e dichiarative emergeva che alcuni dei farmaci si trovavano in cassetti ubicati nelle vicinanze delle poltrone in cui sedevano i pazienti.

Gli imputati ricorrono in cassazione e la Suprema Corte, prima sezione penale, con la recente sentenza n. 24704/15, depositata l’11/06/2015, esclude la configurabilità nella fattispecie del delitto consumato di detenzione di farmaci scaduti e ritiene insussistente anche il delitto originariamente contestato, e cioè il tentativo di somministrazione di medicinali scaduti (artt. 56 e 443 c.p.), assolvendo gli interessati perché il fatto non costituisce reato.

La Cassazione sottolinea che l’art. 443 c. p. punisce (con la reclusione da 6 mesi ad un anno e con la multa non inferiore a 103 euro) “chi detiene per il commercio, pone in commercio o somministra medicinali guasti o imperfetti” e, quindi, non è punibile la semplice detenzione in uno studio medico di farmaci scaduti.
Possono quindi integrare il reato in oggetto l’effettiva somministrazione dei medicinali guasti o imperfetti (nel caso di specie non contestata) ovvero il tentativo di somministrazione di questi prodotti sempre che il comportamento degli autori sia stato doloso in quanto il delitto tentato è strutturalmente doloso.

In definitiva la Suprema Corte, in assenza di concreti elementi dimostrativi dell’effettiva conoscenza da parte degli imputati dell’esistenza in loco di medicinali scaduti, ha ritenuto non punibile la semplice detenzione di questi farmaci dovuta a negligenza.


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