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Articolo del 08/05/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Intervento routinario ambulatoriale e consenso informato verbale


a cura di


Pubblicato il 08/05/2015 da Sergio Fucci

Un paziente cita in giudizio un medico e l’azienda sanitaria, di cui il predetto era dipendente, sostenendo di essere stato sottoposto senza il suo consenso informato ad un intervento diretto all’eliminazione di una fistola nella mucosa perianale.

La sua domanda di risarcimento dei danni lamentati viene respinta sia in primo che in secondo grado in quanto i giudici ritengono che l’eliminazione dell’infezione che affliggeva da oltre un anno il paziente era avvenuta con il consenso dell’interessato circa la possibilità di intervenire se la situazione di pervietà dell’ano lo avesse consentito e che l’operazione era stata eseguita con diligenza e perizia, quindi senza produrre alcuna lesione colposa.



Il paziente presenta un ricorso in cassazione e la Suprema Corte, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 6439/15, depositata il 31/03/15, ha respinto il ricorso, ponendo anche le spese di lite del grado a carico dell’interessato.
La Corte di Cassazione, in particolare, ha affermato che il paziente, già noto perché in cura presso la predetta struttura, si era consapevolmente sottoposto all’intervento in oggetto, dopo essere stato debitamente informato attraverso un colloquio orale sulla natura dell’operazione e sui conseguenti rischi.

La presenza di una prassi di reparto di formazione del consenso attraverso un colloquio orale è stata accertata nel caso di specie anche mediante l’assunzione di prove testimoniali ritenute idonee al riguardo, con conseguente esclusione della fondatezza della contraria tesi sostenuta dal paziente.
 



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