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Articolo del 05/03/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Sospetti di incostituzionalitą sulla procedura di impugnazione delle sanzioni disciplinari


a cura di


Pubblicato il 05/03/2015 da Sergio Fucci

I sanitari che si rendono colpevoli di violazioni al codice deontologico, avendo commesso abusi o mancanze nell’esercizio della professione ovvero fatti disdicevoli al decoro professionale, vengono sottoposti ad un procedimento disciplinare presso il competente Ordine o Collegio.
La decisione di questo organo amministrativo può essere impugnata in sede giurisdizionale prima davanti alla Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS) e poi in Cassazione.



Un medico, titolare di uno studio dentistico, al quale il competente Ordine professionale aveva irrogato la sanzione dell’avvertimento per un messaggio pubblicitario ritenuto non conforme alle regole deontologiche, dopo avere impugnato invano il provvedimento avanti alla CCEPS ha presentato un ricorso in Cassazione sostenendo che il messaggio era stato ingiustamente censurato perché conteneva solo informazioni sull’esistenza dello studio e sugli interventi che ivi venivano effettuati.

La Corte di Cassazione, seconda sezione civile, con la recente ordinanza n 697/15, depositata il 15/01/2015, senza entrare nel merito delle questioni, ha sollevato d’ufficio la questione di costituzionalità della Commissione Centrale in quanto, a suo giudizio, si tratta di un organo privo dei necessari requisiti di indipendenza e terzietà che devono caratterizzare ogni Giudice in quanto tra i componenti del Collegio vi sono anche due funzionari designati dal Ministero della Salute, alle cui dipendenze sono addetti per il loro normale lavoro.
L’ordinanza, che si pone in consapevole contrasto con la precedente giurisprudenza della Corte di Cassazione, rimette quindi in discussione il sistema delle impugnazioni delle sanzioni disciplinari in un momento in cui la dottrina sostiene l’esigenza di inserire nel procedimento disciplinare maggiori garanzie di difesa per l’incolpato.
Una parte delle indicazioni della dottrina è stata raccolta dal legislatore che nel DDL n. 1324/14 all’esame della Commissione Sanità del Senato ha inserito norme tendenti a separare la funzione di istruzione del procedimento da quella decisoria, come avviene nei processi penali.
Può darsi che l’ordinanza della Cassazione sia l’occasione buona per una riforma del procedimento disciplinare che, allo stato, presenta anche l’anomalia costituita dal fatto che gli eletti nell’Ordine/Collegio diventano poi i soggetti che devono verificare la correttezza dei comportamenti tenuti dagli elettori.


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