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Articolo del 05/03/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Guardia Medica e presunta violazione art. 328 c.


a cura di


Pubblicato il 05/03/2015 da Sergio Fucci

Una signora, già affetta da ulcera duodenale cronica, avverte forti dolori all’addome e assume di sua iniziativa un antidolorifico che, peraltro, non migliora la situazione. Le sue condizioni peggiorano con il sopraggiungere di vomito e l’acuirsi dei dolori addominali, sino al punto di farla svenire più volte.
La figlia, allarmata, contatta la guardia medica e descrive al medico di turno la sintomatologia.



Il sanitario non ritiene di recarsi in loco per una visita e suggerisce alla figlia di chiamare senza indugio il servizio del 118 per ospedalizzare la madre in quanto valuta necessari rapidi controlli strumentali per risalire alle cause della patologia.
La figlia, mancando autoambulanze disponibili, è costretta a portare la madre in ospedale con l’auto del fidanzato. La paziente, dopo un ricovero di circa quattro giorni, viene dimessa con diagnosi di riacutizzazione di sintomatologia di ulcera duodenale cronica, ernia iatale e esofagia da reflusso.
A carico del sanitario di turno presso la guardia medica vien aperto un procedimento penale ex art. 328 c.p. con la contestazione di non essere intervenuto per visitare la paziente e non avere annotato sul registro la telefonata ricevuta.

Il medico viene condannato in primo grado alla pena di sei mesi di reclusione, oltre al risarcimento dei danni in favore della paziente costituitasi parte civile, pena ridotta a quattro mesi in secondo grado.
La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 2266/15, depositata il 16/01/2015, ha accolto il ricorso dell’imputato e lo ha assolto dal reato ascritto ritenendo insussistente il rifiuto di atti d’ufficio contestato.
La Suprema Corte, in particolare, ha osservato che non rileva ai fini dell’art. 328 c.p. la mancata annotazione sul registro della guardia medica della telefonata ricevuta e che nel caso di specie il sanitario giustamente aveva invitato la figlia a sottoporre la madre con urgenza agli esami strumentali necessari per escludere il dubbio insorto circa un verosimile infarto miocardico in atto.

D’altra parte l’istruttoria ha accertato che effettivamente la paziente fu sottoposta in pronto soccorso agli esami strumentali e di laboratorio necessari per verificare la presenza o meno di un infarto.
In sostanza nessun indebito rifiuto della visita che nel caso di specie era inutile, atteso il dubbio diagnostico insorto.



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