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Articolo del 05/03/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Compete al primario la responsabilitą della definitiva compilazione della cartella clinica


a cura di


Un medico, nella sua qualità di primario responsabile del reparto di ortopedia di un ospedale, viene imputato del delitto di omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) e condannato dal Tribunale alla pena di giustizia per l’omessa compilazione di un rilevante numero di cartelle cliniche.
La sentenza viene confermata in appello e, quindi, il medico ricorre in Cassazione.

La Suprema Corte, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 6075/15, depositata il 10/02/15, ha annullato la sentenza solo perché il reato si è estinto per prescrizione, ma ha confermato le statuizioni di condanna del sanitario al risarcimento dei danni in favore dell’azienda ospedaliera.
La Cassazione ha affermato che deve ritenersi pacifica la natura di atto pubblico della cartella clinica e che la responsabilità della sua definitiva e ufficiale formazione compete al primario del reparto che, quale pubblico ufficiale, è tenuto con la sua sottoscrizione ad accertarne la completezza e regolarità.



La Suprema Corte ha, altresì, precisato che la cartella clinica, che deve contenere l’indicazione di tutti gli interventi effettuati sul paziente, assolve a diverse funzioni tutte ricollegabili alla tutela della salute in senso ampio e consente al paziente di essere a conoscenza delle cure eseguite durante il ricovero.
Per questi motivi la cartella deve essere formata senza ritardo, anche perché conseguenze impreviste delle terapie somministrate potrebbero profilarsi a distanza di tempo e richiedere un immediato accertamento nell’interesse del paziente che è titolare di un diritto alla ricezione tempestiva del documento.
Nel caso di specie vi sono stati consistenti ritardi, in alcuni casi di anni, nel rilascio della cartella imputabili al responsabile del reparto e, quindi, correttamente è stato contestato al medico il delitto di cui all’art. 328 c.p..


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