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Articolo del 24/10/2014

Categoria: Decidere in Medicina

Fluidoterapia nella sepsi: un intervallo terapeutico molto stretto


a cura di


Pubblicato il 24/10/2014 da Pio Ruggiero

La stabilità emodinamica nel corso di uno stato settico, fondamentale per l’outcome, riconosce nell’espansione volemica un aspetto imprescindibile. Al tempo stesso è opportuno evitare il sovraccarico idrico noto fattore prognostico negativo. Alla luce di questo intervallo terapeutico, alla stregua dei farmaci, si impone una riflessione sul tipo e sulla quantità di fluidi da impiegare poiché ciò costituisce ancora materia di dibattito.



Un aiuto viene offerto dalla rassegna di Nithin Karakala e coll. che ricordano come le prime 4 – 6 ore di fluidoterapia, con plasma espander e/o colloidi, siano cruciali. In tale setting clinico l’impiego di albumina può ridurre la quota di liquidi necessaria al reintegro volemico; in particolare, in pazienti cirrotici affetti da peritonite batterica spontanea, non solo esprime il suo potere oncotico ma anche proprietà antinfiammatorie consentendo una migliore funzione endoteliale riducendone la permeabilità.

In generale sembra per ora fuori gioco il colloide sintetico (HYDROXYETHYL STARCH) indiziato di causare l’insorgenza di insufficienza renale acuta.

Dubbi inoltre si sollevano circa l’impiego della soluzione salina fisiologica (0.9% NaCl) a causa della elevata concentrazione di Cl che sembrerebbe indurre a livello renale una notevole vasocostrizione oltreché peggiorare l’acidosi metabolica in corso di sepsi. In considerazione di ciò sembra opportuno, dopo aver provveduto al generoso reintegro volemico, ricorrere al tipo più appropriato di fluidi in base alla condizione clinica e, nel caso persistesse uno stato di acidosi ipercloremica, ridurre l’apporto di cloro con minor impiego di soluzione fisiologica.

Pio Ruggiero, Dirigente medico, U. O. Nefrologia e Dialisi – A. O. Bolognini Seriate (BG). Karakala N, Raghunathan K, Shaw AD. Intravenous fluids in sepsis: what to use and what to avoid. Curr Opin Crit Care. 2013; 19(6): 537-43.


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