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Articolo del 26/05/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitā per danno erariale


a cura di Sergio Fucci


Un paziente viene ricoverato nel reparto di traumatologia di un ospedale per essere sottoposto ad un intervento di protesi all’anca sinistra, sede di grave coxartrosi.
Nell’ambito degli accertamenti preoperatori, viene eseguita una radiografia del torace che evidenzia nel campo polmonare inferiore destro una “tenue opacità nodulare ovale a limiti netti del diametro massimo di 3 cm meritevole di approfondimento”, come da relativo referto del 03/01/2002 sottoscritto dal radiologo.
L’intervento ortopedico sopra descritto viene eseguito regolarmente in data 15/01/2002 e il paziente dimesso senza che nella relazione di degenza, indirizzata al medico curante, si faccia menzione di quanto emerso dal referto radiologico.
Nel marzo del 2002, a seguito di accesso al pronto soccorso del medesimo ospedale, il paziente viene sottoposto ad una indagine TC con diagnosi di neoplasia polmonare e conseguente intervento di “lobectomia polmonare inferiore destra”, associata a “linfoadenectomia mediastinica” e successivo trattamento chemioterapico.



Nel luglio dello stesso anno perviene all’ospedale una richiesta di risarcimento dei danni conseguenti al ritardo nella diagnosi del tumore dovuto alla mancata segnalazione al paziente del risultato del referto radiologico.
Essendo rimasta insoddisfatta tale richiesta, il paziente decide di citare in giudizio l’azienda ospedaliera per fare accertare l’inadempimento della stessa alle proprie obbligazioni di cura e per ottenere il risarcimento di tutti i danni (biologici, morali, esistenziali e materiali) conseguentemente patiti.
Nel corso del giudizio civile viene effettuata un consulenza tecnica d’ufficio, con la partecipazione anche di un oncologo che nella sua relazione sottolinea che vi era stato un grave atto di negligenza da parte dei curanti per non avere approfondito le indicazioni contenute del referto radiologico e per non avere indicato in sede di dimissioni la necessità di ulteriori accertamenti al riguardo, con conseguente ritardo nella diagnosi di un tumore particolarmente aggressivo.
Nella relazione finale il medico legale, nel condividere le osservazioni dell’oncologo, sottolinea che la scoperta incidentale della neoplasia non era stata segnalata al paziente verosimilmente per una dimenticanza e cioè per una colpevole negligenza.
All’esito del deposito della CTU iniziano trattative tra gli eredi del paziente (nel frattempo deceduto) e l’azienda ospedaliera che si concludono con una transazione e il pagamento da parte dell’assicurazione della struttura della somma di Euro 30.000 a tacitazione di ogni pretesa.
La somma in questione viene poi rimborsata dall’azienda alla compagnia in quanto rientrante nella franchigia prevista dal relativo contratto.
 
Il procedimento avanti alla Corte dei Conti
La struttura decide, quindi, di denunziare l’accaduto alla Procura della Corte dei Conti che a sua volta - ritenuto sussistenti i presupposti per procedere al recupero di questo importo, costituente danno erariale, nei confronti del chirurgo che aveva eseguito l’operazione ortopedica, dell’anestesista che aveva partecipato all’intervento e del medico che aveva preparato la lettera di dimissione - chiede ai predetti di presentare delle deduzioni difensive, all’esito delle quali cita tutti e tre i sanitari davanti all’organo giurisdizionale per sentirli condannare al pagamento pro quota dell’importo in oggetto, oltre accessori di legge.
 
 Secondo la tesi della Procura i tre sanitari con il loro colposo comportamento nella gestione delle informazioni contenute nel referto radiologico hanno creato un danno al paziente (per il conseguente ritardo diagnostico e terapeutico) che si è riversato poi sulla struttura in seguito alla transazione e al pagamento operato in sede di rimborso della franchigia.
La Procura, inoltre, sottolinea che in base alle linee guida nazionali in tema di valutazione preoperatoria del paziente da sottoporre a chirurgia elettiva, è indicata l’esecuzione della radiografia al torace che, quindi, doveva essere esaminata dall’anestesista e anche dal chirurgo che avrebbero dovuto tenerne conto nei loro rapporti con il paziente; in ogni caso l’esito del referto doveva essere riportato nella relazione di dimissione.
Trattandosi di condotte gravemente colpose che hanno ridotto le chances di sopravvivenza del paziente non informato del contenuto del referto, la Procura ritiene che dell’esborso operato dalla struttura devono rispondere i tre sanitari, nella misura del 30% cadauno il chirurgo e l’anestesista e del 40% il medico responsabile delle dimissioni.
I tre sanitari, costituendosi in giudizio, contestano ogni responsabilità; il chirurgo e l’anestesista deducono che il referto della radiografia al torace non era essenziale per procedere all’operazione e che comunque il risultato dell’indagine non era presente al momento dell’intervento che era a basso rischio ed era riuscito bene, mentre il medico delle dimissioni ha affermato che non era stato percepito solo un singolo elemento del referto la cui rilevanza, peraltro, non era stata oggetto di comunicazione diretta ovvero di un qualsiasi richiamo alla sua attenzione.

Secondo la tesi dei tre sanitari nel caso di specie l’accaduto è stato la conseguenza di un difetto di organizzazione addebitabile alla struttura nel suo complesso e non ai singoli medici nel cui operato difetta comunque una grave colpa; in ogni caso non sussiste il nesso causale con il danno che è stato oggetto di una transazione e non accertato da una sentenza, mentre l’esborso è stato effettuato per una franchigia relativa all’assicurazione stipulata proprio dall’azienda.
L’esito del giudizio e principi affermati dalla Corte dei Conti La Corte dei Conti osserva che deve essere valutata la singola posizione di ciascuno dei sanitari
per verificare se nella loro condotta sussistano i presupposti per l’accertamento della loro responsabilità per danno erariale.
Osserva al riguardo la Corte che non vi sono concreti e certi elementi di prova per ritenere che il chirurgo e l’anestesista abbiano potuto prendere visione del referto radiologico prima dell’intervento che era stato poi eseguito (in anestesia spinale) a fronte di condizioni preoperatorie buone e di una obiettività negativa dell’apparato respiratorio.
D’altra parte dalle linee guida richiamate dalla Procura (successive peraltro all’epoca dell’intervento) non emerge che l’esame RX-torace sia raccomandato o indicato per l’intervento effettuato.
I giudici della Corte escludono, quindi, che sussista a carico dei predetti due sanitari che si sono occupati della fase preoperatoria e operatoria un profilo di negligenza e tantomeno di grave colpa, elemento essenziale per configurare una responsabilità erariale.
Diversa è la posizione del medico che ha effettuato le dimissioni perché in quel momento il referto era stato inserito in cartella e, quindi, il paziente doveva essere edotto del relativo risultato.
I giudici ritengono che l’omessa informazione di un dato così rilevante non può essere considerata una semplice dimenticanza, ma costituisce una inescusabile macroscopica leggerezza professionale che assume la connotazione della colpa grave.
Sussiste, quindi, la responsabilità erariale del predetto medico che con il suo grave comportamento ha prodotto il danno al paziente per il ritardo nella diagnosi della neoplasia giustamente poi oggetto della transazione e del relativo esborso che è rimasto in definitiva a carico della struttura pubblica.
Il danno da risarcire viene in concreto determinato nella somma di Euro 6.000 (oltre accessori) in quanto la Corte ritiene di esercitare il suo potere riduttivo rispetto all’importo richiesto dall’accusa alla luce delle circostanze di fatto e dei vari aspetti dell’intera vicenda.


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