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Articolo del 26/05/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Prevedibilitą ed evitabilitą del rischio di suicidio di una paziente


a cura di Sergio Fucci


Un medico, responsabile dell’azienda pubblica di servizi alla persona - casa di riposo - viene condannato in sede penale in primo grado alla pena di quattro mesi di reclusione per avere cagionato colposamente il decesso di una paziente affetta da disturbi psichiatrici ivi ricoverata, non avendo adottato ogni accorgimento necessario ad evitare il prevedibile evento verificatosi per defenestramento.

La sentenza di condanna del Tribunale viene confermata in secondo grado.



Il medico ricorre, quindi, in cassazione protestando la propria innocenza e contestando sia l’esistenza di una propria posizione di garanzia perché assente dal servizio nel giorno in cui la paziente si era gettata dalla finestra del terzo piano della struttura, sia la sussistenza di una sua rilevante condotta colposa incidente sul non prevedibile evento.

La Corte di Cassazione, sezione quarta penale, con la recente sentenza n. 22293/2017, depositata il 09/05/17, accoglie il ricorso dell’imputato e annulla senza rinvio la sentenza d’appello essendosi estinto il reato per prescrizione.

La Suprema Corte, in particolare, sottolinea che il giudice d’appello non ha adeguatamente valutato il fatto che le prescrizioni emanate dal medico imputato, pur fuori servizio e contattato telefonicamente, erano di mantenere l’ospite sotto stretto controllo.

Queste prescrizioni, puntualmente annotate nel diario infermieristico, comportavano quindi misure da protrarre nel tempo sino al superamento della fase critica, misure seguite dal personale infermieristico sino al giorno prima del decesso e poi inspiegabilmente sospese il giorno della morte della paziente.

La Suprema Corte sottolinea anche che il giudice d’appello non ha preso in esame la questione relativa all’applicabilità nel caso di specie dell’art. 3 della legge n. 189/2012.

Trattasi di questione rilevante perché la condotta colposa, se di carattere lieve e comunque non grave, non sarebbe stata punibile nel caso di specie.

Non sussistendo, peraltro, la prova evidente dell’innocenza dell’imputato i giudici della Suprema Corte hanno dovuto dichiarare prescritto il reato chiudendo così il processo penale.



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