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Articolo del 26/05/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą del medico del servizio 118 per decesso del paziente


a cura di Sergio Fucci


Un medico dell’auto ambulanza del 118 viene chiamato sul territorio per assistere in via d’urgenza un uomo in stato di coma per ingestione di alcol e psicofarmaci e, secondo l’accusa, per colpa omette di effettuare la toilette del cavo orale e l’intubazione oro-tracheale del paziente prima di procedere al trasporto in ospedale; gli somministra, invece, il farmaco Anexane con effetti emetizzanti, così cagionandone il decesso per asfissia acuta da occlusione della via respiratoria principale.

 

 



Il sanitario, tratto a giudizio per rispondere del delitto di omicidio colposo (art. 589 c.p.) viene ritenuto colpevole e condannato in primo grado alla pena di giustizia, oltre al risarcimento dei danni.

In appello viene dichiarato prescritto il reato contestato, ma vengono confermate le statuizioni civili relative al risarcimento.

L’imputato ricorre, quindi, in cassazione deducendo l’inesistenza di ogni colpa a suo carico e la complessità della situazione affrontata, ma la Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 21939/17, depositata il 05/05/2017, respinge il ricorso e conferma la sentenza d’appello impugnata.

La Suprema Corte, in particolare, afferma che i giudici di secondo grado hanno giustamente dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione ritenendo insussistente agli atti una prova evidente della dedotta innocenza.

Sottolinea, inoltre, la Cassazione che i giudici d’appello hanno correttamente ritenuto di confermare la condanna dell’imputato al risarcimento dei danni cagionati con il suo non giusto operato in quanto il sanitario era stato informato della circostanza inerente l’ingestione di cibo da parte dell’uomo durante l’anamnesi chiesta ai familiari; comunque, l’intubazione oro-tracheale era doverosa in modo da introdurre un tubo che isolasse la via respiratoria da quella digestiva e consentisse al paziente di continuare a respirare anche in presenza di eventuale materiale (sangue, cibo, vomito).

Tale manovra era consigliata dalle linee guida in materia della SIAARTI perché adeguata per le condizioni critiche in cui si trovava il paziente, privo di coscienza e con difficoltà respiratorie da intossicazione da etilismo acuto, complicata da ingestione di farmaci.

In sostanza si trattava nell’occasione di un caso non difficile, fronteggiabile con interventi conformi alle raccomandazioni cliniche applicabili alla fattispecie.



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