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Articolo del 21/04/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Primario agli arresti domiciliari per il delitto di favoreggiamento


a cura di Sergio Fucci


La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 16173/2017, depositata  il 30/03/17, ha confermato la decisione del Tribunale che, su richiesta del P.M., aveva applicato la misura degli arresti domiciliari ad un primario accusato di favoreggiamento, reato previsto dall’art. 378 del codice penale e punito con la reclusione fino a quattro anni.




La Suprema Corte, nel ritenere corretto il provvedimento del Tribunale, ha osservato che il primario era stato informato dell’abnorme comportamento tenuto da un suo collaboratore che nella cura di alcuni pazienti, poi deceduti, aveva usato dosi eccessive di farmaci e aveva assunto consapevolmente una condotta diretta a coprire l’illecito operato del collega.

La Cassazione ha ricordato che il delitto di favoreggiamento è un reato di pericolo a forma libera che può essere integrata da qualsiasi condotta, positiva o negativa, diretta o indiretta, e che per la sua configurazione, sul piano oggettivo, occorre la prova dell’idoneità della condotta ad intralciare il corso della giustizia, situazione verificatasi nella fattispecie essendo certo che le indagini sul comportamento del collega hanno subito un notevole ritardo.

La Suprema Corte, infine, ha sottolineato che il Tribunale ha ampiamente giustificato l’esigenza della misura restrittiva in relazione al sussistente pericolo di inquinamento probatorio emergente anche dalle intercettazioni telefoniche attestanti le continue ingerenze del medico indagato nelle indagini in corso a carico del collega.

 

 



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