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Articolo del 22/03/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Medico condannato per omicidio colposo avendo eseguito un intervento giudicato inutile


a cura di Sergio Fucci


Soggetti interessati: Medici Chirurghi
 
Una paziente si presenta al pronto soccorso di un ospedale dove viene ricoverata per sanguinamento intestinale con diarrea e dolore addominale.
Dalla TAC eseguita emerge un marcato ispessimento del mesentere e formazioni cistiche bilaterali e nei giorni successivi la donna viene sottoposta ad operazione chirurgica per la rimozione di una cisti renale. Nel decorso postoperatorio, a poche ore dall’intervento, la paziente muore a seguito di insufficienza cardiaca.
Il primo chirurgo, tratto a giudizio per rispondere di omicidio colposo, viene condannato dal Tribunale che ritiene che è stato eseguito un intervento del tutto inutile, non appropriato e non indicato per rimuovere una cisti benigna asintomatica ed estranea al quadro clinico presentato dalla paziente, operazione che aveva causato la patologia (edema congestizio e infarti polmonari per trombosi del sistema cavale, dell’atrio di destra e del ventricolo in un cuore ipertrofico diffusamente miocardiosclerotico e con esiti di pregressi infarti parcellari) che aveva prodotto il decesso della donna.


La Corte d’Appello, investita del gravame dell’imputato, ne conferma la responsabilità pur riducendo la pena irrogata a due anni di reclusione, oltre al risarcimento dei danni.
La Corte di Cassazione, sezione quarta penale, con la recente sentenza n. 11414/2017, depositata il 09/03/17, rigetta il ricorso dell’imputato sottolineando che motivatamente è stata ritenuta sussistente sia la colpa grave (avendo il chirurgo eseguito un intervento non indicato e non urgente) che il nesso di causalità, dato che l’operazione “a cielo aperto” ha avuto quantomeno un ruolo concausale con il decesso, avendo innescato la sofferenza cardiaca fatale.
 I giudici della Suprema Corte sottolineano anche che il Tribunale aveva manifestato forti sospetti circa l’alterazione ex post della cartella clinica al fine di avallare la tesi di un intervento esplorativo per accertare la presenza di una inesistente patologia tumorale, trasmettendo gli atti per quanto di competenza al P.M..


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