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Articolo del 27/01/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Interruzione di un pubblico servizio sanitario e truffa


a cura di Sergio Fucci


Soggetti interessati: Medici
 
Il delitto di interruzione di un servizio sanitario pubblico, previsto e punito dall’art. 340 c.p., sussiste sul piano oggettivo ogni volta che il comportamento tenuto dal medico provochi l’interruzione o turbi il regolare svolgimento del servizio, rilevando al riguardo anche una interruzione momentanea o un turbamento, purché non insignificanti.
Il profitto ingiusto (che costituisce uno degli elementi del delitto di truffa ai danni di un ente pubblico, previsto e punito dall’art. 640, secondo comma  n. 2 c.p.) sussiste anche nel caso in cui la retribuzione convenuta con il medico che si renda irreperibile o non rispetti l’orario di lavoro sia di natura forfettaria perché anche in questo caso la sua prestazione non è conforme agli accordi intercorsi tra le parti.  


Questi principi sono stati affermati dalla Corte di Cassazione, sezione seconda penale, nella sentenza  n. 52007/2016, depositata il 06/12/16, con la quale è stato respinto il ricorso avanzato da un medico nei confronti della decisione dei giudici d’appello che lo avevano ritenuto colpevole di entrambi i predetti delitti per essersi reso irrintracciabile dagli utenti del servizio di guardia turistica al quale era preposto, riscuotendo comunque ingiustamente tutto il relativo compenso.
La Suprema Corte ha ritenuto corretta la motivazione dei giudici d’appello che avevano ritenuto sussistente il turbamento del servizio in almeno due occasioni, dato che gli infermieri dell’ambulatorio di guardia turistica, stante la mancanza del medico e la sua irreperibilità telefonica, erano stati costretti ad inviare al pronto soccorso i pazienti.
D’altra parte il sanitario non aveva provato di essere stato presente altrove per rispondere ad altre esigenze degli utenti del servizio.
La Corte di Cassazione, in relazione al delitto di truffa aggravata, ha osservato che ai fini dell’ingiustizia del profitto rileva anche un inadempimento parziale del medico alle proprie obbligazioni perché anche il compenso a forfait è fissato con riferimento alla durata prestabilita della prestazione convenuta e, quindi, se si attesta (contrariamente al vero) una presenza continuativa e si lavora invece per un orario ridotto, si percepisce ingiustamente l’intero compenso mediante raggiri o artifici.


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