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Articolo del 12/09/2016

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Falso ideologico nella redazione della cartella clinica


a cura di Sergio Fucci


Soggetto interessato: Medico
 
Ai fini dell’integrazione del delitto di falsità, materiale o ideologica, in atto pubblico l’elemento soggettivo richiesto è il solo dolo generico che deve essere escluso qualora il falso derivi da una semplice leggerezza ovvero da negligenza del sanitario perché il sistema penale vigente non incrimina il falso documentale colposo.


Ai fini della sussistenza del dolo (cioè della consapevolezza e volontarietà) della falsità rileva, peraltro, anche la natura della fattispecie non correttamente descritta qualora non vi siano margini di fraintendimento al riguardo.
Sussiste il dolo in questione qualora si indichi falsamente nella cartella di avere eseguito una asportazione totale della tiroide, mentre in realtà (diversamente da quanto concordato con il paziente)  è stata effettuata una asportazione parziale di questo organo.
Questi principi sono stati affermati dalla Corte di Cassazione, sezione quinta penale, con la recente sentenza n. 34992/16, depositata il 18/08/2016, con la quale è stato rigettato il ricorso di un chirurgo avverso la sentenza con la quale era stato condannato alla pena di un anno di reclusione, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile, per il delitto di falso ideologico in cartella clinica (art. 479 c.p.) contestato per avere attestato falsamente in questo atto pubblico di avere proceduto “all’asportazione in toto della ghiandola tiroidea” e di avere praticato una “tiroidectomia totale”, avendo in realtà realizzato un parziale intervento di asportazione, lasciando residui di notevole entità.
La Suprema Corte ha anche escluso la grossolanità del falso, dedotta dalla difesa dell’imputato, in quanto la falsa indicazione in oggetto non era macroscopicamente rilevabile e lo stesso paziente se ne è accorto solo per la persistenza della patologia lamentata.







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