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Articolo del 22/08/2016

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą penale del pediatra


a cura di Sergio Fucci


Soggetti interessati: Pediatri
 
Un neonato, che nelle ore successive alla nascita manifesta sintomi di una sepsi non viene trattato correttamente, secondo l’accusa, sul piano della terapia antibiotica e poi viene erroneamente trasferito in un ospedale generale invece che in un clinica pediatrica altamente specializzata dove poi giunge tardivamente e decede per le cattive condizioni cliniche anche se sottoposto ad adeguate terapie.


Il competente GIP assolve uno dei tre pediatri che lo avevano avuto in cura perché intervenuto in un momento in cui non era ancora possibile effettuare una corretta diagnosi e la conseguente terapia, mentre ritiene colpevoli del decesso gli altri due pediatri che, secondo il suo giudizio, non avevano praticato un corretta e efficace terapia antibiotica e li condanna a otto mesi di reclusione ciascuno e al risarcimento dei danni in favore dei genitori costituitici parte civile.
La Corte d’Appello ribalta il giudizio ed assolve anche questi imputati con la formula perché il fatto non sussiste, con conseguente revoca delle statuizioni civili.
La parte civile ricorre in cassazione e la Suprema Corte, sezione quarta, con la recente sentenza n. 27068/16, depositata il 01/07/2016, rigetta il ricorso nei confronti di uno dei due sanitari, mentre ritiene non adeguatamente motivata l’assoluzione dell’altro pediatra rinviando al competente giudice civile l’esame della sua posizione, fermo restando l’assoluzione penale in mancanza di impugnativa da parte del P.M..
Per quel che interessa in questa sede la Cassazione ha censurato la sentenza assolutoria d’appello in quanto non ha indicato le ragioni per le quali aveva disatteso le considerazioni medico legali in base alle quali questo medico aveva colposamente omesso una tempestiva diagnosi di sepsi e conseguentemente non aveva adottato la terapia farmacologica corretta.
La Suprema Corte censura anche la motivazione con la quale il giudice d’appello aveva escluso il nesso di causalità tra il predetto comportamento e il decesso del neonato solo in base ad un ragionamento statistico, confondendo così la probabilità logica con quella statistica.


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