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Articolo del 18/05/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Comportamento negligente dei medici, ma non incidente sul decesso della paziente


a cura di


Pubblicato il 18/05/2016 da Sergio Fucci

Una paziente, visitata in pronto soccorso e poi ricoverata nel reparto di medicina generale, decede per la non corretta assistenza prestata secondo la tesi degli eredi che, quindi, agiscono in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni. La loro domanda risarcitoria viene respinta sia in primo che in secondo grado per insussistenza del nesso causale tra la condotta non corretta dei sanitari e il decesso.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 8033/16, depositata il 21/04/2016, respinge il ricorso avanzato dagli eredi della paziente, osservando essenzialmente che la CTU svolta in sede di giudizio di appello ha accertato che anche se fosse stata somministrata all’assistita una terapia antibiotica o altre cure o anche se fossero stati effettuati altri accertamenti, l’interessata non avrebbe avuto possibilità di sopravvivenza, stante le sue condizioni cliniche. In sostanza non sempre il decesso è evitabile anche con una corretta attività diagnostico-terapeutica.



La Suprema Corte ha aggiunto che le negligenze contestate ai due medici, integranti un inesatto adempimento della loro prestazione, avrebbero potuto rilevare solo nell’ipotesi in cui fosse stato dovuto un compenso per la loro attività, fattispecie inesistente nel caso di specie. L’inesatto adempimento della prestazione di cura rileva, invece, quando un paziente si rivolge privatamente ad un sanitario (ad esempio un dentista o un cardiologo) per un consulto o una altra attività medica perché in questo caso, nel quale la prestazione è oggetto di un contratto, l’inadempimento del sanitario giustifica il mancato pagamento della parcella e, in determinate situazioni, anche la richiesta di risoluzione del contratto di cura e la restituzione di quanto eventualmente già versato.

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