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Articolo del 18/05/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Clausola claims made e contratto di assicurazione contro la responsabilitą civile


a cura di


Pubblicato il 18/05/2016 da Sergio Fucci

Le Sezioni Unite Civili della Suprema Corte, con la recente sentenza n. 9140/16, depositata il 05/05/2016, ha affermato il seguente principio di diritto : “nel contratto di assicurazione la clausola che subordina l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano nel periodo di efficacia del contratto o, comunque, entro determinati periodi di tempo preventivamente individuati (cd. clausola claims made mista o impura) non è vessatoria”, con la conseguenza che per la sua validità non è necessaria l’approvazione specifica prevista dall’art. 1341 del codice civile.



La Corte di Cassazione ha inoltre affermato che la predetta clausola, “in presenza di determinate condizioni, può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”, secondo l’accertamento operato dal giudice di merito, insindacabile se congruamente motivato.

Riservando ad una nota successiva un più articolato commento a questa importante decisione, è opportuno sottolineare in questa sede che le S.U. della Cassazione hanno sottolineato che la questione della valutazione della validità o meno della clausola claims made (a richiesta fatta) diventa molto delicata in un sistema che tende a rendere obbligatoria anche per i medici la stipulazione di una idonea copertura assicurativa per i rischi derivanti dalla propria attività professionale perché in questo caso il giudizio di “idoneità” difficilmente potrà avere esito positivo in presenza di una clausola, come quella claims made, che espone il professionista “a buchi di copertura”.

Queste considerazioni appaiono molto importanti perché pongono in evidenza che l’obbligo assicurativo per il medico è previsto al fine di garantire il risarcimento dei danni a un soggetto terzo (il paziente o i suoi eredi) rispetto alla polizza di assicurazione, garanzia che verrebbe meno se la polizza presenta dei “buchi di copertura” rispetto a quella tradizionale (prevista dall’art. 1917 del codice civile) nella quale rileva solo che il fatto illecito (l’errore diagnostico o terapeutico che ha cagionato un danno all’assistito) sia stato commesso durante il periodo di vigenza della polizza a prescindere dal momento in cui sia stato denunziato dal paziente.



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