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Articolo del 21/04/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Falso in atto pubblico del medico del lavoro


a cura di


Pubblicato il 21/04/2016 da Sergio Fucci

Ad un medico del lavoro viene contestato di avere contraffatto, in concorso con altro soggetto, gli elettrocardiogrammi e l’esame spirometrico, atti facenti fede fino a querela di falso, di alcuni lavoratori di una società cooperativa, sovrapponendo alla data originariamente apposta (09/06/2009) altra data (quella del giorno 08/06/2009) mediante l’uso del “bianchetto”. Ritenuto colpevole del reati ascrittigli (falso materiale – art. 476 c.p. e falso ideologico – art. 479 c.p.) viene condannato sia in primo che in secondo grado alla pena ritenuta di giustizia. Il medico ricorre in cassazione deducendo una violazione di legge laddove era stato ritenuto il concorso delle due diverse falsità e in ogni caso il difetto di dolo in quanto non aveva alcuna intenzione di alterare i documenti,



La Suprema Corte, quinta sezione penale, con la recente sentenza n. 12400/16, depositata il 23/03/2016, ritiene fondato il motivo attinente all’errore consistito nella contestazione anche del falso ideologico in quanto, trattandosi di documenti alterati ovvero contraffati nella data, non possono anche essere giudicati idonei ad ingannare in ordine al loro contenuto di veridicità.

Nel caso di specie, quindi, sussiste solo la fattispecie del falso materiale e, quindi, la sentenza impugnata è stata annullata e gli atti sono stati rimessi al altro giudice d’appello al quale è stato demandato anche il compito di verificare se sussiste l’elemento psicologico del dolo nel comportamento tenuto dal sanitario. La Corte di Cassazione precisa al riguardo che, pur vertendosi in una ipotesi di dolo generico, questo elemento del reato, cioè il dolo, non può essere considerato sussistente “in re ipsa”, in quanto deve pur sempre essere rigorosamente provato. Il reato di falso, invero, deve essere escluso quando il falso deriva da una semplice leggerezza ovvero da una negligenza del soggetto che ha alterato il documento perché il nostro ordinamento non incrimina il falso documentale colposo.



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