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Articolo del 16/03/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Orchiepididimite e allegazione di un colpevole ritardo nell'esecuzione dell'intervento di orchiectomia


a cura di


Pubblicato il 16/03/2016 da Sergio Fucci

Un paziente, che presenta sintomi che in seguito saranno ascritti a orchiepididimite (dovuta a ischemia dei tessuti del testicolo e dell’epididimo), viene prima ricoverato in un ospedale di un piccolo centro (A) e poi trasferito in un altro nosocomio con sede nel capoluogo della provincia interessata (B) ove viene affidato alle cure di un medico che, secondo la sua tesi, ritarda colpevolmente di tre anni il necessario intervento chirurgico, così determinando l’atrofia del testicolo e anche la sua necessaria asportazione.



Il paziente cita, quindi, sia la competente ASL, sia il predetto medico chiedendo il risarcimento dei danni patiti. La sua domanda viene accolta nei confronti dell’Asl e respinta, sia in primo che in secondo grado, nei confronti del medico.

Il paziente ricorre in cassazione, al fine di ottenere anche la dichiarazione di responsabilità del medico, ma la Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 3904/16, depositata il 29/02/2016, respinge il ricorso, con conseguente conferma dell’infondatezza dell’azione di responsabilità proposta nei confronti del sanitario. La Suprema Corte rileva, in particolare, che i motivi di impugnazione proposti non sono in grado di incrinare il fondamento della decisione dei giudici di merito fondata sull’esclusione del nesso di causalità tra l’opera del medico e il danno lamentato, dato che quando il paziente si presentò per la prima volta davanti a questo sanitario la funzionalità dell’organo era già compromessa irrimediabilmente.

È stata quindi disattesa nel corso del giudizio la tesi del paziente, secondo la quale l’immediata esecuzione dell’intervento di orchiectomia avrebbe comportato solo la perdita del testicolo, mentre il ritardo (imputabile in tesi al medico) nell’esecuzione di questa operazione aveva prodotto anche una infertilità totale derivata dall’avere lasciato in loco un testicolo atrofico, con conseguente produzione di anticorpi che hanno inibito la fertilità dell’altro testicolo.



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