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Articolo del 16/03/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Imprudenza per esecuzione di intervento non urgente e rischioso


a cura di


Pubblicato il 16/03/2016 da Sergio Fucci

È in colpa il medico che esegue un intervento chirurgico (di rimozione di ernia ombelicale e conseguente addominoplastica) non urgente e altamente rischioso attese le condizioni cliniche della paziente, in una struttura sanitaria priva del reparto di rianimazione.

Questo principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 3173/16, depositata il 18/02/2016, in una controversia in cui si discuteva della responsabilità civile di un chirurgo per la prevedibile morte di una paziente in seguito ad un intervento elettivo imprudentemente eseguito in una struttura senza reparto di rianimazione, nonostante le gravi condizioni della paziente lo sconsigliassero.



La Suprema Corte, nel respingere la tesi che spettava solo all’anestesista valutare le condizioni fisiche della paziente, ha sottolineato che, pur essendo distinte le competenze del chirurgo e dell’anestesista, spetta ad entrambi valutare la compatibilità di un intervento con le condizioni cliniche di una paziente in quanto ciascuno dei due sanitari lavorando congiuntamente deve concorrere con la propria condotta alla realizzazione del risultato sperato evitando rischi inutili e eventualmente verificando la correttezza dell’operato dell’altro.

In sostanza il percorso anestesiologico deve essere concordato in presenza di specifici rischi per il soggetto assistito. La Cassazione, infine, ha sottolineato che in presenza di due contrastanti consulenze tecniche legittimamente il giudice aderisce ad una delle due, motivando correttamente le ragioni della scelta operata.



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