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Articolo del 25/02/2016

Categoria: Professione & Clinical Governance

Corruzione finalizzata all'ottenimento di benefici pensionistici


a cura di


Pubblicato il 25/02/2016 da Sergio Fucci

Ad un medico, presidente di una commissione di verifica dei requisiti per ottenere benefici pensionistici, con provvedimento emesso dal competente GIP, viene applicata la misura della custodia cautelare in carcere in relazione a fatti per i quali è indagato per il delitto di corruzione continuata.
Il provvedimento viene confermato dal Tribunale del riesame e, quindi, viene presentato ricorso in cassazione con richiesta di annullamento della misura cautelare per insussistenza dei presupposti di legge.

La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 6677/16, depositata il 18/02/2016, respinge il ricorso, confermando il provvedimento impugnato dal sanitario.
La Suprema Corte, in particolare, afferma che il quadro indiziario emergente dalle indagini effettuate (con particolare riferimento al contenuto della documentazione sanitaria acquisita e agli esiti delle attività di intercettazione) è stato attentamente esaminato dai giudici di merito che hanno giustamente sottolineato anche i riscontri provenienti dalle dichiarazioni rese da alcuni testimoni e anche da un coimputato in relazione all’ipotesi delittuosa di corruzione finalizzata all’ottenimento di pensioni per inabilità al lavoro per motivi di salute.



Secondo la Corte di Cassazione l’elemento decisivo ai fini della sussistenza del reato in questione è la “vendita” della discrezionalità accordata dalla legge nell’esame di queste pratiche e, quindi, l’uso distorto della discrezionalità amministrativa in quanto il relativo procedimento viene condizionato dalla percezione di un indebito compenso finalizzato a raggiungere un determinato esito positivo.

In sostanza la corresponsione di un corrispettivo destinato a far ottenere il beneficio richiesto preclude in radice la possibilità di un corretto esercizio dei poteri attribuiti dalla legge impedendo un esame delle pratiche con valutazioni autonome e ispirate a criteri tecnici adeguati, come evidenziato dai giudici merito.
La Suprema Corte, infine, ha affermato che i rischi di inquinamento delle prove e di reiterazione delle gravi condotte sopra descritte sono elementi idonei a giustificare le esigenze cautelari poste alla base del provvedimento.



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