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Articolo del 18/12/2015

Categoria: Professione & Clinical Governance

Medico in servizio di pronta disponibilitą condannato per rifiuto di recarsi in ospedale


a cura di


Pubblicato il 18/12/2015 da Sergio Fucci

La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 45928/2015, depositata il giorno 19/11/15, ha respinto l’impugnazione di un ortopedico, condannato ex art. 328 del codice penale in primo grado alla pena di quattro mesi di reclusione, con sentenza confermata in appello, per essersi rifiutato di recarsi in ospedale nonostante fosse in servizio di pronta disponibilità e avesse ricevuto una richiesta di intervento da parte del collega del pronto soccorso dello stesso nosocomio.

La Suprema Corte, nel respingere i vari motivi di impugnazione proposti dal medico, ha sottolineato che il servizio di pronta disponibilità (previsto dal Dpr n. 348/1983) è finalizzato ad assicurare una più efficiente assistenza sanitaria nelle strutture ospedaliere ed è, quindi, integrativo e non sostitutivo del turno cosiddetto di guardia, con la conseguenza che esso presuppone, da un lato, la concreta e permanente disponibilità del sanitario, e, dall’altro, l’immediato intervento (nei tempi concordati e prefissati) del medico presso il reparto quando ne sia stata sollecitata la presenza.



In base a questi presupposti il sanitario in servizio di pronta disponibilità non può sindacare la richiesta del collega, ma deve recarsi obbligatoriamente in ospedale per verificare la situazione per la quale è stato invocato il suo intervento.
Nel caso di specie, invece, il medico condannato si è limitato a dare disposizioni telefoniche per assistere un piccolo paziente di 9 anni che presentava una frattura del polso, venendo così meno al dovere di raggiungere il presidio nel più breve tempo possibile, come stabilito dall’art. 25 Dpr 348/1983 che non consente alcuna discrezionalità al riguardo.

La sua condotta, quindi, integra gli estremi del delitto di rifiuto di un atto medico urgente, previsto e punito dall’art. 328 c.cp. che è un reato di “pericolo” e non di “danno”.







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