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Articolo del 06/09/2022

Categoria: Giurisprudenza

Esercizio abusivo della professione di odontoiatra


a cura di Sergio Fucci


La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 31533/2022, depositata il 23/08/22, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un odontoiatra e da un suo collaboratore - sprovvisto di titolo abilitativo alla professione esercitata con rapporto diretto con i pazienti curati - avverso la decisione d’appello con la quale i predetti erano stati riconosciuti colpevoli del delitto di cui agli artt 81, 348 e 110 del codice penale e condannati alla pena di giustizia, oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile ANDI.



La Suprema Corte ha ribadito che in tema di esercizio abusivo della professione medica, risponde a titolo di concorso nel reato il responsabile di uno studio medico che consente o agevola lo svolgimento dell'attività da parte di soggetto che egli sa non essere munito di abilitazione.

Ha aggiunto la Suprema Corte che, dato il numero dei pazienti in cura e la natura delle prestazioni effettuate nei loro confronti, giustamente i giudici di merito avevano escluso la possibilità di applicare il disposto di cui all’art. 131-bis c.p. che consente di dichiarare non punibile il fatto illecito perché l’offesa cagionata è di particolare tenuità.

La Cassazione, infine, ritenuto che giustamente era stata irrogata al sanitario la pena accessoria della interdizione dalla professione ex art. 31 c.p. perché nella locuzione “abuso della professione” di cui alla citata norma deve essere ricompreso “ogni uso abnorme del diritto di esercitare una determinata professione, con l'intento di conseguire uno scopo diverso da quello al quale l'abilitazione è strumentale”.

 







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