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Articolo del 16/06/2022

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Solo dal 01/01/1968 al Ministero della Salute può essere attribuita la responsabilità in relazione a patologie correlate all’impiego di sangue infetto


a cura di Sergio Fucci


La moglie di un paziente (deceduto nel 2008) che nel 1963 era stato sottoposto in un ospedale a una trasfusione di sangue che gli aveva provocato un infezione da HCV cita in giudizio il Ministero della Salute e il nosocomio per ottenere il risarcimento dei danni conseguiti sia dal marito che da Lei per l’epatite cronica attiva con immagini di cirrosi correlata alla predetta infezione.


Il Ministero e l’azienda ospedaliera si costituiscono in giudizio eccependo l’intervenuta prescrizione del diritto azionato da controparte.
Il Tribunale, rigettata l’eccezione di prescrizione, accoglie solo nei confronti del Ministero la domanda dell’attrice e condanna il predetto convenuto al risarcimento del danno liquidato complessivamente in oltre 510.000,00.
Il Ministero ricorre in appello e il giudice di secondo grado, in totale riforma della sentenza di primo grado, rigetta la domanda di risarcimento danni richiesto iure hereditatis ritenendo fondata l’eccezione di prescrizione in quanto la conoscenza dell’infezione e la consapevolezza della sua attribuibilità alla dedotta condotta colposa del convenuto risaliva quantomeno al luglio 2001 mentre l’azione giudiziaria era stata intrapresa nel gennaio 2012.
Il giudice d’appello, inoltre, in relazione ai danni richiesti iure proprio, pur non ritenendo ancora maturata la relativa prescrizione decennale quando era stato introdotto il giudizio, rigetta nel merito la domanda dell’attrice in quanto alla data del presunto contagio (1963) il test diagnostico per enucleare il virus dell’epatite C non esisteva e, quindi l’evento di contagio non era prevenibile e prevedibile.
Ricorre in cassazione l’attrice contestando l’esistenza dell’accertata prescrizione e sostenendo che il Ministero colposamente era venuto meno al dovere di prevenire la trasmissione di malattie tramite il sangue infetto.
La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 14748/2022, depositata il 10/05/22, rigetta il ricorso dell’attrice.
I giudici della Suprema Corte, in via assorbente, affermano che soltanto a partire dalla data di pubblicazione della l. n. 592/1967 il Ministero era tenuto a compiere controlli finalizzati ad evitare l’impiego di sangue infetto nelle trasfusioni; che, peraltro, tenuto conto del lasso di tempo ragionevolmente occorrente per organizzare le attività di vigilanza e controllo, solo dal 01/01/1968 “è predicabile la responsabilità del Ministero in relazione a patologie correlate all’impiego di sangue infetto”.






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