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Articolo del 16/06/2022

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Falso ideologico del medico di pronto soccorso indotto in errore dal paziente


a cura di Sergio Fucci


Una persona, vittima di un infortunio sul lavoro a causa della caduta da una struttura metallica mentre prestava la sua attività quale dipendente di una Srl, su istigazione dell’accompagnatore (marito dell’amministratrice della predetta società), si presenta al pronto soccorso di un ospedale e dichiara falsamente al medico di turno di essere caduto da una scala mentre effettuava lavori di tinteggiatura nella sua abitazione.


Il sanitario attesta quindi nel referto da lui redatto che il paziente si era procurato lesioni a causa di una caduta accidentale in un luogo chiuso.
La vittima dell’infortunio e il suo accompagnatore all’esito delle indagini espletate vengono rinviati a giudizio per rispondere del reato previsto e punito dagli artt. 110,48 e 479 c.p. per avere indotto il medico ad attestare falsamente un fatto in un atto pubblico.
I due imputati, condannati in primo grado alla pena ritenuta di giustizia, vengono assolti dalla Corte d’Appello che ha riconosciuto la falsità della dichiarazione resa al medico, ma ha escluso l’esistenza del falso ideologico sul rilievo che “il referto non è destinato a provare la verità delle asserzioni del paziente”.
Il Procuratore Generale impugna la sentenza ritenendola viziata per violazione di legge.
La Suprema Corte, quinta sezione penale, con la recente sentenza n. 17810/2022 (depositata il giorno 04/05/2022), accoglie il ricorso dell’organo dell’accusa e annulla la sentenza di secondo grado, rinviando per un nuovo giudizio ad altra Corte d’Appello.
La Suprema Corte osserva che è pacifico che il medico non ha il dovere di attestare la verità delle dichiarazioni ricevute dal paziente, ma la contestazione aveva per oggetto il fatto che l’infortunato aveva indotto in errore il sanitario il quale ha formato un atto pubblico falso nella parte relativa alla origine causale delle lesioni, ricondotte ad una caduta accidentale invece che all’esistente infortunio sul lavoro.
La Cassazione sottolinea, in particolare, che il medico del pronto soccorso è un pubblico ufficiale e che il referto medico è un atto pubblico che contiene nella fattispecie una circostanza falsa in quanto il sanitario è stato ingannato dalle dichiarazioni rese dal lavoratore che, quindi, è l’autore mediato del falso ideologico.






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