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Articolo del 16/06/2022

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilitą penale per errato prelievo ematico


a cura di Sergio Fucci


Ad un medico che si occupa di prelevare il sangue in un laboratorio di analisi cliniche viene contestato di avere per colpa, consistita in imperizia nell'effettuazione un prelievo ematico, cagionato ad un paziente lesioni personali guarite in trenta giorni (art. 590 c.p.) e consistite in un "vasto ematoma e flebite all'arto superiore destro a seguito di travaso emorragico da prelievo venoso".


Il medico viene condannato dal Tribunale alla pena di euro 80,00, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno in favore del paziente costituitisi parte civile, liquidato in via equitativa in euro 3.000,00, oltre rimborso spese legali.
La sentenza di primo grado viene confermata dal giudice di secondo grado che, dopo avere rilevato che la difesa dell’imputato non aveva dedotto che nella fattispecie erano state rispettate specifiche linee guida, osserva che la condotta posta in essere dal sanitario pur rientrando nell’ordinaria attività medica era stata attuata con ragguardevole deviazione rispetto all’agire clinico appropriato, con conseguente sussistenza di una colpa grave; che, infatti, l’ago era stato posizionato in modo errato nelle vene del braccio, con eccessiva penetrazione e con conseguente immediato travaso ematico immediatamente riscontrato dalla paziente con correlata percezione di intenso dolore.
Il medico ricorre in cassazione deducendo, tra l’altro, che il capo di imputazione era vago con conseguente lesione del diritto di difesa, che ingiustamente non era stato nominato un perito e che la colpa doveva essere considerata lieve.
La Suprema Corte, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 18741/2022, depositata il 12.05.22, dichiara inammissibile il ricorso ritenendo manifestamente infondati i relativi motivi.
La Cassazione osserva in particolare che nel capo di imputazione erano stati indicati tutti gli elementi strutturali dell’illecito penale contestato anche con riguardo alla condotta imperita addebitata per avere effettuato un prelievo ematico con modalità non conformi alle regole dell’arte; che i giudici di merito, con adeguata motivazione, avevano condiviso le conclusioni cui era giunto l’angiologo consulente tecnico della parte civile in punto causa delle lesioni e condotta inadeguata e superficiale dell’imputato, conclusioni compatibili con la documentazione versata in atti e con le testimonianze acquisite; che l’applicazione dell’esimente prevista dal secondo comma dell’art. 590-sexies c.p. era stata correttamente esclusa tenuto conto della natura della condotta che era stata espletata con modalità molto distanti da quelle prescritte dalle regole del settore, pur in assenza di ragioni di urgenza o di difficoltà di qualsiasi tipologia.







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