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Articolo del 13/05/2022

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Sequestro preventivo di appartamento utilizzato come studio medico


a cura di Sergio Fucci


Il Giudice per le indagini preliminari (GIP), in un procedimento per esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.), emette un decreto di sequestro preventivo di un appartamento di proprietà della moglie di un sanitario che esercitava nell’immobile la professione medica pur essendo stato sospeso dall’esercizio di questa attività secondo quanto disposto dall'art. 4, comma 6, D.L. n. 44 del 2021, per aver rifiutato di sottoporsi a vaccinazione contro il Covid-19, giusto provvedimento ritualmente notificatogli dalla competente A.S.L..


Il Tribunale, in sede di riesame, conferma il sequestro del bene in quanto la polizia giudiziaria aveva rilevato in più occasioni la presenza in quell'appartamento di vari pazienti pur sussistendo la sospensione dell'indagato dall'esercizio della professione e la conoscenza, da parte sua, di tale condizione.
Il Tribunale, inoltre, ritiene sussistente il pericolo di protrazione del reato, avendo gli investigatori constatato la presenza di pazienti finanche al momento dell'esecuzione del provvedimento di sequestro.
Il sanitario e la moglie ricorrono in cassazione adducendo vari vizi che, secondo la loro tesi, dovevano comportare la nullità del provvedimento del Tribunale perché era stato violato il loro diritto di difesa.
Nelle more dell’udienza fissata davanti alla Suprema Corte i due ricorrenti rinunciano al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse in quanto la misura cautelare del sequestro era stata nel frattempo revocata.
La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 16497/2022, depositata il 28/04/22, dichiara quindi inammissibile il ricorso per rinuncia all’impugnazione.
L’ipotesi accusatoria di esercizio abusivo della professione rimane, peraltro, ancora sub iudice.






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