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Articolo del 15/04/2022

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Licenziamento senza preavviso di un medico psichiatra per una condotta grave


a cura di Sergio Fucci


Un medico psichiatra viene licenziato senza preavviso dall’azienda sanitaria dove prestava la propria opera per avere intrattenuto con una paziente un rapporto estraneo a quello normale tra medico e paziente, in quanto accompagnato dalla ricerca di una relazione di natura sessuale, così ponendo in essere una condotta di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto, tenuto anche conto dell'evidente squilibrio di posizioni che caratterizza la relazione professionale di tipo psichiatrico.


Il medico impugna il licenziamento ma il Tribunale respinge il suo ricorso e conferma la legittimità della sanzione espulsiva irrogata.
La sentenza di primo grado viene confermata in appello in quanto la Corte, alla luce del contenuto erotico delle assidue comunicazioni intercorse sia di giorno che di notte, ritiene provata la condotta oggetto di contestazione e condivide la valutazione di gravità già espressa dal giudice di primo grado.
Il giudice d’appello, in particolare, esclude che la condotta contestata potesse essere qualificata esclusivamente come molestie personali anche a carattere sessuale, con conseguente applicabilità della sanzione conservativa della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino ad un massimo di sei mesi, secondo la previsione di cui all'art. 8, comma 8, lettera M) del C.C.N.L. Area della Dirigenza Medico-Veterinaria del Servizio Sanitario Nazionale, come richiesto dall’interessato.
Il medico ricorre in cassazione e la Suprema Corte con la recente sentenza n. 9931/2022 (depositata il giorno 28/03/2022) della sezione lavoro, respinge il ricorso, confermando la sentenza impugnata.
La Cassazione, in particolare, osserva che giustamente i giudici di merito avevano ritenuto che la condotta del medico aveva leso "la sfera personale e sessuale della paziente" ed era stata nel contempo realizzata in violazione degli "obblighi fondamentali della relazione fra medico psichiatra e paziente", con conseguente corretta valutazione del comportamento - tenuto nell’ambito di una terapia psichiatrica - come talmente grave da integrare una giusta causa  risolutiva del rapporto di lavoro ex art. 8, comma 11,punto 2, lett. F) del citato CCNL.






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