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Articolo del 10/11/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Quando si verifica l’interruzione del nesso causale ex art. 41 c.p.


a cura di Sergio Fucci


Una donna alla guida della sua autovettura investe il 07/02/10 due persone, una delle quali viene trasportata in ospedale dove viene riscontata una lussazione tibioastragalica con frattura peroneale e del terzo malleolo, con conseguente intervento chirurgico per la riduzione della lussazione e per la sintesi malleolo.


Dimessa in data 17/02/2010, l’interessata, dopo ulteriori ricoveri e dimissioni, decede il 15/03/2010, con diagnosi di "sindrome di allettamento in paziente con pregresso IMA e cardiopatia ischemica. Ipertensione arteriosa. Diabete mellito tipo II. Pregressa frattura caviglia destra trattata con osteosintesi".
La guidatrice dell’autovettura viene rinviata a giudizio e ritenuta responsabile del delitto di omicidio colposo cagionato per violazione anche delle norme che disciplinano la circolazione stradale, con conseguente condanna alla pena ritenuta di giustizia.
Visto l’esito negativo del giudizio di primo e secondo grado, l’imputata ricorre in cassazione sostenendo, per quello che interessa in questa sede, che il decesso del pedone da lei investito era stato cagionato da una causa eccezionale sopravvenuta, idonea ad interrompere il nesso causale, costituita dal fatto che la persona, dopo l’intervento perfettamente riuscito nonostante l’alto rischio anestesiologico, non aveva seguito i consigli dei medici di iniziare subito la ripresa motoria, di coadiuvare col movimento la circolazione sanguigna e di mettersi seduta per evitare la sindrome da allettamento.
L’imputata, inoltre, sostiene che nonostante l'instabilità delle fratture trimalleolari della caviglia, il trattamento chirurgico doveva essere escluso per evitare che la vita del paziente potesse essere posta in pericolo dal connesso grave rischio conseguente al prevedibile peggioramento delle condizioni cardiocircolatorie durante il percorso post-operatorio, così ipotizzando un'ulteriore autonoma causa sopravvenuta al sinistro stradale idonea ad interrompere il nesso causale con la sua condotta.
La Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con la recente sentenza n. 38611/2021, depositata il giorno 28/10/2021, rigetta il ricorso dell’imputato, con conseguente conferma della sentenza di condanna appellata.
La Suprema Corte, in particolare, osserva che alla luce delle consulenze e perizie espletate è infondato il motivo di ricorso con il quale viene sostenuto che probabilmente l'intervento chirurgico rischioso, in una paziente anziana già gravata da plurime patologie e, in particolare da una situazione cardiologica compromessa, ne aveva provocato la morte; che, comunque, un eventuale errore dei medici non sarebbe stato idoneo ad interrompere il nesso causale tra l’investimento e il decesso in quanto l'errore medico non costituisce un accadimento al di fuori di ogni immaginazione, a maggior ragione nel caso in cui l'aggravamento della situazione clinica del ferito e la necessità di interventi chirurgici complessi risultino preventivabili in ragione della gravità delle lesioni determinate dall’incidente stradale (vedi, sul punto, Cass. Pen. sent. n. 41293/07); che, quindi, nel caso di specie non è applicabile il comma secondo dell’art. 41 c.p. in relazione alle cause sopravvenute idonee ad interrompere il nesso, cause che devono essere eccezionali, abnormi, autonome, tali da determinare da sole l’evento letale (vedi, sul punto, anche Cass. Pen. sent. n. 53541/2017); che, infatti, in caso di errore colposo del medico è ipotizzabile solo un concorso di cause con conseguente corresponsabilità del sanitario e dell’investitrice ex primo comma art. 41 c.p..
La Cassazione, infine, afferma che deve escludersi che la dedotta condotta della paziente possa costituire un fattore eziologico avente portata interruttiva del nesso e che possa essere qualificata come causa sopravvenuta integrante un rischio eccentrico ed avulso da quello originariamente introdotto dalla condotta colposa della ricorrente.






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