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Articolo del 25/05/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Poteri/doveri del direttore generale dell’azienda sanitaria nella procedura per la selezione dei canditati all’incarico di direttore struttura complessa


a cura di Sergio Fucci


Un direttore generale di una azienda sanitaria pubblica viene tratto a giudizio e condannato sia in primo che in secondo grado per il reato di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) perché, secondo l’accusa, avrebbe omesso di astenersi dal partecipare alla procedura di selezione pubblica per titoli e colloquio per il conferimento dell'incarico quinquennale di direttore di una struttura complessa di un ospedale.



Il giudice d’appello, in particolare, ritiene che il dovere di astensione derivava dalla esistenza di un interesse proprio del direttore generale direttamente connesso ai gravi motivi di inimicizia nei confronti di un candidato già operante presso la struttura complessa in questione e che sarebbe stato violato il codice di comportamento dei dipendenti pubblici.
In sostanza l’imputato avrebbe procurato intenzionalmente al predetto candidato un danno ingiusto consistito nella nomina al suddetto incarico di altro soggetto concorrente, pur essendo stati entrambi riconosciuti parimenti idonei dalla commissione valutatrice.
L’imputato ricorre in cassazione sostenendo l’ingiustizia della sentenza d’appello sotto vari profili di diritto.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 16782/2021, emessa dalla sesta sezione penale, depositata il 03/05/2021, accoglie il ricorso avanzato dal direttore generale e annulla la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.
La Suprema Corte, in particolare, osserva che il giudice d’appello non ha correttamente applicato la normativa che regola la fattispecie in quanto la “grave inimicizia” che impone il dovere di astensione non ricorre quando l’interessato ha manifestato prima dell’inizio della procedura di selezione disistima nei confronti di un possibile candidato con riferimento alla sua professionalità.
La Cassazione, inoltre, ha sottolineato che nella fattispecie il direttore generale ha legittimamente esercitato una scelta discrezionale di sua competenza, facendo prevalere il candidato da lui ritenuto più affidabile sul piano professionale.
La Suprema Corte, infine, ha affermato che comunque la mera violazione del dovere di astensione non è punibile in sé stessa ex art. 323 c.p. in quanto si sarebbe dovuto anche verificare se colui che, in ipotesi, ha violato il dovere di astensione ha cagionato al candidato pretermesso un danno ingiusto che sussiste solo qualora l'esito sarebbe stato diverso se quella valutazione per quel concorso fosse stata fatta da un dirigente diverso e non in posizione di conflitto.


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