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Articolo del 25/05/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Violazione del diritto di difesa e nullità dell’accertamento autoptico


a cura di Sergio Fucci


Una donna in data 21/10/2011 cade all’interno di una chiesa perdendo l’equilibrio sul gradino di accesso all’altare. Giunta l’ambulanza, viene caricata su una tavola spinale per trasferirla verso il mezzo, ma non essendo stata assicurata con le cinghie, precipita al suolo battendo il capo a terra.



Trasportata al pronto soccorso, viene sottoposta ad una TAC dalla quale, tra l’altro, emerge un sottile ematoma subdurale in sede parietale destra di 10 mm. Il quadro clinico rimane invariato all’esito di una nuova TAC, mentre dall'esame radiologico dell'arto inferiore risulta 'frattura pertrocanterica femore sinistro', da quello toracico 'accentuazione della trama peribroncovasale, con negatività sia della radiografia della colonna vertebrale, che della spalla destra'. Dimessa dal pronto soccorso con la diagnosi di 'frattura pertrocanterica femore sinistro', viene ricoverata nel reparto di ortopedia e traumatologia, dove Le viene somministrato Clexane, per due volte, la seconda alle ore 20:00; nel corso della notte, alle ore 1:20, viene riscontrato un episodio di vomito e si procede all'intubazione della paziente.
Da una nuova TAC cranica emerge 'Emorragia intraparenchimale in sede parietale alta sinistra con imponente versamento emorragico tetra ventricolare e conseguente dilatazione ventricolare. Sfhit della linea mediana di circa 10 mm. Gemizio ematico sub aracnoideo lungo la grande falce. Esiti di craniotomia temporale sinistra'. Il giorno 23 ottobre 2011 la paziente viene trasferita nel reparto di rianimazione dove decede il 26 ottobre 2011.
Il Tribunale, eseguita una perizia medico-legale che individua la causa della morte in una emorragia intracranica tardiva e giudica corretta la terapia ospedaliera, ritiene colpevoli del delitto di omicidio colposo i due sanitari che, non avendo provveduto ad assicurare la paziente alla barella, ne avevano causato la caduta e la conseguente morte, e li condanna alla pena di giustizia, oltre al risarcimento dei danni.
La sentenza di primo grado viene nella sostanza confermata in appello.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 16819/2021, emessa dalla quarta sezione penale, depositata il 04/05/2021, dopo avere osservato che non era stato dato il prescritto avviso ai due sanitari dell’esecuzione dell’autopsia con conseguente lesione del loro diritto di difesa, annulla la sentenza impugnata agli effetti penali essendo maturata la prescrizione del reato e anche agli effetti civili in quanto il fatto è stato accertato attraverso una prova inutilizzabile nel processo penale  con rinvio per un nuovo giudizio al competente giudice civile.
La Suprema Corte, tra l’altro, sottolinea che i due sanitari imputati erano stati indicati come presumibili autori del fatto in una denuncia presentata a carico di coloro che operavano sull’autoambulanza e quindi il P.M. doveva dare loro l’avviso dell’esecuzione dell’autopsia ex art. 360 c.p.p. anche se non erano ancora stati iscritti nel registro degli indagati.


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