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Articolo del 26/04/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Epatite contratta da un chirurgo nel corso di un intervento


a cura di Sergio Fucci


Un chirurgo nel corso di una operazione effettuata nel 1987 contrae l’epatite a causa della puntura con un ago di sutura su cui vi erano gocce di sangue infetto del paziente.
Deceduto il chirurgo a causa dell’epatite, gli eredi agiscono in giudizio nei confronti della competente USL per essere risarciti dei danni patiti, sostenendo che l’evento si era verificato per la mancata adozione delle cautele necessarie per evitare infezioni nel corso dell’attività chirurgica.



Il Tribunale accoglie la loro domanda sul presupposto che l’USL non avesse predisposto le dovute cautele utili a prevenire l’incidente, con sentenza che viene riformata dalla Corte d’Appello che, sulla base dell’istruttoria espletata e delle risultanze della CTU, esclude che all’epoca vi fossero delle cautele da adottare che, invece, non erano state colposamente predisposte.
Gli eredi del chirurgo ricorrono in cassazione contestando la correttezza della motivazione della sentenza d’appello.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 1271/2021, emessa dalla sesta sezione civile, depositata il 21/01/2021, respinge il ricorso avanzato dai congiunti del chirurgo deceduto e conferma il rigetto della loro domanda di risarcimento danni.
La Suprema Corte, in particolare, osserva che il giudice d’appello, con accertamento di fatto non discutibile in cassazione, sulla base delle consulenze medico-legali espletate ha ritenuto che, anche in ragione del periodo in cui il fatto si è verificato (1987),  non v'erano cautele possibili per evitare la puntura con un ago infetto nel corso di una operazione chirurgica e, pertanto, ha escluso la responsabilità dell'azienda ospedaliera sotto ogni profilo.


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