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Articolo del 26/04/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Isterectomia totale per sospetta endometriosi


a cura di Sergio Fucci


Un ginecologo, per quel che interessa in questa sede, viene tratto a giudizio per rispondere di lesioni personali colpose (art. 590, secondo comma c.p.) cagionate ad una paziente per avere, tra l’altro, proceduto a sottoporre l’interessata ad un intervento chirurgico di isterectomia totale per via laparoscopica per una sospetta endometriosi senza avere previamente eseguito i necessari accertamenti strumentali.


Il ginecologo viene assolto sia in primo che in secondo grado dal reato ascrittogli in quanto, riconosciuta l’esistenza del nesso di causalità tra l’intervento chirurgico e la lesione dell’uretere, viene escluso dai giudici che la sua condotta era stata connotata da colpa per negligenza o imperizia.
La donna, costituitasi parte civile, ricorre in cassazione denunciando l’esistenza di vizi di motivazione della sentenza d’appello e conseguentemente l’ingiusta assoluzione del predetto imputato.
La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 12968/2021, emessa dalla quarta sezione penale, depositata il 06/04/2021, annulla la sentenza impugnata agli effetti civili con rinvio per un nuovo giudizio al competente giudice civile al quale viene affidato il compito di un approfondito esame in relazione alla condotta tenuta dal ginecologo con particolare riferimento alla scelta di eseguire ugualmente un intervento chirurgico pericoloso, facilmente suscettibile di complicazioni, nonostante il mancato espletamento degli esami strumentali previsti (tra i quali la risonanza magnetica dello scavo pelvico o l'ecografia trans-vaginale con sonde ad alta frequenza indicati dal consulente di parte civile) e all'omessa adozione di una terapia farmacologica, che avrebbe potuto consentire la scoperta della inesistenza della endometriosi.
La Suprema Corte, tra l’altro, afferma che la sentenza d’appello è connotata da una carente motivazione in relazione alla questione inerente la correttezza complessiva del percorso diagnostico terapeutico intrapreso dal medico al fine di verificare se era giustificabile il rischio che il ginecologo si era assunto nell’eseguire l’intervento senza il previo svolgimento degli esami strumentali che, secondo la difesa della parte civile, erano suggeriti dalle pertinenti linee guida e sottolinea che è imprudente la scelta del sanitario che,  tra due possibili modalità terapeutiche, preferisce  quella “ritenuta più agevole ancorché maggiormente rischiosa e poco sicura”.


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