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Articolo del 19/03/2021

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Responsabilità penale per omessa denuncia di delitto procedibile d’ufficio


a cura di Sergio Fucci


Un medico, responsabile dell’unità di medicina generale di una clinica convenzionata con il servizio sanitario nazionale, prospetta ad una paziente l’assoluta indifferibilità di un esame e l’impossibilità di fare tempestivamente questo accertamento nella predetta struttura a causa della lunga lista di attesa, così inducendo l’interessata a eseguire presso il suo studio privato l’esame che, peraltro viene refertato falsamente come eseguito nella clinica.
Un collega del citato medico, responsabile dell’unità operativa di anatomia patologica della clinica, denuncia il fatto con una relazione interna diretta alla clinica che nomina una commissione (composta dal direttore generale, dal direttore sanitario e dal direttore amministrativo) per la verifica di quanto accaduto.


Il medico incriminato, secondo l’imputazione, avrebbe ammesso il fatto contestato ma i tre membri della commissione non adempiono all’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria prescritto dall’art. 361 c.p. per i reati procedibili d’ufficio e quindi vengono condannati in primo e in secondo grado alla pena ritenuta di giustizia, oltre al risarcimento dei danni in favore della paziente costituitasi parte civile.
I tre imputati ricorrono in cassazione protestando la loro innocenza e deducendo che non ci sono i presupposti per l’applicazione del disposto dell’art. 361 c.p. (“Il pubblico ufficiale il quale omette o ritarda di denunciare all'autorità giudiziaria, o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell'esercizio o a causa delle sue funzioni è punito con la multa da euro 30 a euro 516”) in quanto, tra l’altro, non avevano nell’occasione la qualifica di pubblici ufficiali.
La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la recente sentenza n. 8028/2021, depositata il 01/03/21, revoca le statuizioni relative al risarcimento del danno in quanto non risulta provato il nesso di causalità del patema d’animo sofferto dalla paziente con il reato, ma respinge nel resto il loro ricorso affermando che sussiste il delitto di omessa denuncia loro contestato.
La Suprema Corte, in particolare, afferma che gli imputati hanno assunto la qualifica di pubblico ufficiale nel momento in cui hanno svolto un controllo sull’attività sanitaria del medico autore del referto ideologicamente falso e che il dovere di denunciare sorge nel momento in cui il fatto di rilevanza penale appreso ha la parvenza della verità.


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