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Articolo del 26/01/2020

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Differenza di contenuto tra assicurazione stipulata da una casa di cura e quella stipulata personalmente dal medico che ivi presta la propria opera professionale


a cura di Sergio Fucci




La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 30314/2019, emessa dalla terza sezione civile, depositata il 21/11/2019, risolvendo il conflitto intervenuto tra una casa di cura e la sua assicurazione contro la responsabilità civile in merito al contenuto della relativa polizza, ha affermato alcuni principi di diritto che sono utili per fare chiarezza su questioni che spesso non sono chiare.

La Suprema Corte ha osservato in via preliminare che se un medico operante all'interno di una struttura sanitaria ha stipulato una "assicurazione personale", questa non può che coprire la responsabilità civile del medico stesso e, quindi, ha ad oggetto un rischio del tutto diverso rispetto a quello coperto dall'assicurazione della responsabilità civile della struttura in cui il medico si trova ad operare.

Nell'assicurazione di responsabilità civile - che è assicurazione di patrimoni e non di cose – infatti il "rischio" oggetto del contratto è l'impoverimento dell'assicurato, non il danno eventualmente patito dal terzo (paziente) e causato dall'assicurato. Pertanto una assicurazione "personale" della responsabilità civile del medico copre per definizione solo il rischio di depauperamento del patrimonio di quest'ultimo. L'assicurazione della responsabilità civile della clinica, invece, copre il rischio di depauperamento del patrimonio della struttura sanitaria.

In sostanza i due contratti sono diversi, i due rischi sono diversi, i due assicurati sono diversi non avendo rilevanza che tanto la responsabilità della clinica, quanto quella dei medico, possano sorgere dal medesimo fatto illecito che abbia causato in capo al terzo il medesimo danno.

Da quanto precede consegue che, in presenza di due contratti di assicurazione che garantiscono rischi diversi seppure riferiti ad uno stesso potenziale danno, non può mai sussistere per definizione nè una coassicurazione, nè una assicurazione plurima, nè una copertura "a secondo rischio" (che ha una limitata operatività in quanto opera in eccesso rispetto a quella “a primo rischio”), come eccepito nella fattispecie dalla compagnia di assicurazione.

Pertanto se la casa di cura stipula una polizza a copertura della responsabilità civile della clinica (sia per il fatto illecito proprio sia per quello realizzato dai suoi dipendenti e collaboratori), questa assicurazione non potrà mai operare in eccesso rispetto alle polizze stipulate personalmente dai medici per coprire la loro responsabilità patrimoniale trattandosi di assicurazioni che coprono patrimoni diversi.

In definitiva, per quanto riguarda la fattispecie oggetto di giudizio, la Suprema Corte ha stabilito che la casa di cura che ha stipulato una assicurazione a copertura dei rischi inerenti la propria attività e quella dei sanitari ivi operanti ha diritto di essere tenuta indenne (nei limiti previsti dalla polizza) da quanto la stessa è stata condannata a pagare ad una paziente per il danno occorsole all'interno della struttura (sebbene derivante non dal fatto proprio ma dal fatto dei medici del cui operato la clinica doveva comunque rispondere) perché la compagnia per contrastare questa legittima pretesa non può validamente invocare la (diversa) clausola della polizza che contiene una assicurazione “per conto altrui” in quanto è diretta a fornire ai medici operanti nella struttura (ma non dipendenti) una copertura del loro patrimonio aggiuntiva rispetto alle loro personali assicurazioni, destinata a coprire solo i danni particolarmente elevati (oltre 750.000,00 euro circa) per la parte non coperta dalla loro personale assicurazione.



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