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Articolo del 26/01/2020

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Accertamento tributario ad un medico in seguito ad indagini finanziarie


a cura di Sergio Fucci




Ad un medico vengono notificati dall’Agenzia delle Entrate tre avvisi di accertamento relativi ad Irpef, Irap e relative addizionali con i quali sono accertati per gli anni 2003, 2004 e 2005 maggiori redditi rispetto a quelli dichiarati, determinati, a seguito di indagine finanziaria, in base alla somma dei versamenti e dei prelevamenti bancari rilevati dai suoi conti correnti per i quali il contribuente non aveva fornito la prova di averne tenuto conto nelle dichiarazioni o che si riferivano ad operazioni non imponibili.

La Commissione Tributaria Provinciale, dopo averli riuniti, respinge i tre ricorsi proposti dal medico avverso i citati accertamenti.

La Commissione Tributaria Regionale, invece, accoglie in parte l’appello del contribuente rideterminando il suo reddito da lavoro autonomo in misura inferiore a quanto indicato negli accertamenti operati nei suoi confronti.

Il medico ricorre quindi in cassazione sostenendo di avere lavorato come sanitario alle dipendenza di una Asl e che ingiustamente l’Agenzia delle Entrate aveva considerato in via presuntiva, ex art. 32, primo e secondo comma, DPR n.600/1973 come reddito le somme versate sul conto corrente e anche quelle oggetto di prelevamento.

La Suprema Corte, con la recente sentenza n. 30379/2019, emessa dalla quinta sezione civile, depositata il 21/11/2019, accoglie in parte il ricorso ritenendo che solo per i versamenti operati dai professionisti e dai lavoratori autonomi sui propri conti correnti sussiste la predetta presunzione di legge che le relative somme costituiscono reddito imponibile, salvo specifica prova contraria ad opera del contribuente, e rimette la causa di nuovo in grado di appello per il riesame della vicenda alla luce di questo principio di diritto.



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