Carrello C.G. Edizioni Medico Scientifiche          Facebook C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Google + C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Linkedin C.G. Edizioni Medico Scientifiche    Newsletter C.G. Edizioni Medico Scientifiche
C.G. EDIZIONI MEDICO SCIENTIFICHE    /    +39 011 37.57.38    /    cgems.clienti@cgems.it    /    accedi all'area
- News -
Cerca nelle News






Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter di aggiornamento scientifico

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione


Privacy Policy

‹‹ Le nostre News




Articolo del 10/11/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Intervento di cataratta e successiva complicanza non affrontata tempestivamente


a cura di Sergio Fucci


Un paziente agisce in giudizio nei confronti di un ospedale e del primario oculista della struttura chiedendo di essere risarcito dei danni conseguiti ad un intervento del 22/12/1999 di rimozione della cataratta all’occhio destro dal quale era derivato un distacco retinico che non aveva potuto essere risolto nonostante due successivi interventi effettuati presso altri nosocomi e che aveva determinato la completa perdita del visus.



I convenuti contestano la loro responsabilità e, comunque, chiamano in causa le rispettive assicurazioni per essere eventualmente manlevati.

Il Tribunale rigetta la domanda del paziente, compensando tra le parti le spese di lite.

La Corte d’Appello conferma la decisione del primo giudice, ponendo però le spese di lite a carico del paziente che assumeva essere stato ingiustamente danneggiato.

Il giudice di secondo grado, in particolare, rileva che dalla CTU espletata emerge che si era verificata la rottura capsulare della lente con passaggio di massa catarattale in camera vitrea, evento che rientrava nelle possibili complicanze dell’intervento e che avrebbe richiesto che si procedesse in tempi rapidi alla rimozione delle predette masse mediante un intervento di vitrectomia, con successivo impianto di IOL; che, in base alle testimonianze raccolte, il paziente era stato sottoposto presso l’ospedale a controlli dal primario nei giorni 25, 27, 29 e 30 dicembre 1999, nonché in data 03/01/2000 (interrompendo successivamente il rapporto di cura); che, tenuto conto del breve lasso di tempo tra la data dell’intervento (22/12/1999) e quella dell’ultima visita, non è possibile ritenere l’oculista responsabile della causa dell’evento dannoso; che, d’altra parte, il fatto che il CTU, sentito a chiarimenti, avesse sottolineato che si sarebbe dovuto procedere “immediatamente” alle cure chirurgiche sopra descritte non appare essere circostanza incompatibile con il lasso di tempo trascorso tra la data dell’intervento di cataratta e l’ultima visita espletata; che, inoltre, il fatto che, a qualche mese di distanza, il paziente aveva subito un distacco di retina anche all’occhio sinistro appare essere una circostanza che depone nel senso di una naturale predisposizione al riguardo dell’interessato; che, infine, non risultava “con certezza” che l’omessa tempestiva rimozione della massa catarattosa dal corpo vitreo dell’occhio destro del paziente costituisce la causa del relativo distacco di retina.

Il paziente ricorre in cassazione lamentando l’erroneità della sentenza d’appello, tra l’altro, per violazione delle regole che disciplinano sia gli oneri probatori in materia di responsabilità sanitaria, sia l’accertamento del nesso di causalità e il travisamento dei fatti dato che il CTU aveva specificato che per neutralizzare la complicanza era necessario procedere con immediatezza alla rimozione delle masse catarattose e che, quindi l’omissione di questo intervento era strettamente collegata al successivo distacco di retina.

Il paziente, inoltre, deduce che era immotivata sul piano logico e scientifico l’affermazione del giudice di merito sulla sua naturale predisposizione al distacco della retina dell’occhio destro solo perché, a distanza di qualche mese, aveva subito il distacco della retina all’occhio sinistro e che l’oculista era stato negligente avendo omesso di rilevare la presenza delle suddette masse e di procedere con un immediato intervento di vitrectomia.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 28221/2019, depositata il giorno 04/11/2019, accoglie per quanto di ragione il ricorso del paziente, cassa la sentenza impugnata per difetto di corretta e adeguata motivazione e rinvia nuovamente la causa al giudice d’appello perché rivaluti i fatti alla luce delle sue osservazioni critiche.

I giudici della Suprema Corte sottolineano, in particolare, che i giudici d’appello ai fini dell’accertamento della colpa hanno ingiustamente trascurato il dato fondamentale relativo al fatto che non emerge dagli atti che l’oculista, nonostante i ripetuti controlli, si fosse reso conto della presenza della massa catarattosa nel vitreo; che d’altra parte, ove se ne fosse reso conto avrebbe errato nel non avviare il paziente al nuovo intervento.

La Corte di Cassazione, quindi ribadisce che in una ottica all’epoca ancora contrattuale (perché precedente alle modifiche sul punto introdotte dall’art. 7 della legge n. 24/2017) spettava al debitore (struttura e medico) fornire piena prova della correttezza dell’adempimento della obbligazione di cura.

La Suprema Corte, infine, afferma che erroneamente il giudice di merito aveva ritenuto necessaria la “certezza” che il distacco di retina fosse stato determinato dall’omissione della tempestiva rimozione della massa catarattosa, così discostandosi dal pacifico principio di diritto in base al quale l’accertamento del nesso di causalità in sede civile segue il criterio della preponderanza dell’evidenza, cioè del “più probabile che non”.



CGEMS consiglia ...


Copyright © 2017, C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l. con socio unico  -  Tutti i diritti Riservati  -  P.iva 02571140017
Privacy e Condizioni   -  Via Brissogne, 11 - 10142 Torino  -  E-mail: cgems.clienti@cgems.it  -  Admin
Created by GIGA Studio