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Articolo del 10/10/2019

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Presunta infezione nosocomiale e prova del nesso causale con la dedotta condotta


a cura di Sergio Fucci


Una paziente agisce in giudizio nei confronti di una casa di cura chiedendo il risarcimento dei danni patiti per l’insorgere di una epatite C contratta nel marzo/aprile 2004 durante un ricovero nella struttura per un intervento di artroprotesi.



Il Tribunale rigetta la domanda per difetto di prova sulla circostanza inerente l’insorgere dell’infezione durante il predetto ricovero e condanna l’attrice al pagamento delle spese di lite.

La sentenza di primo grado viene confermata in grado di appello e quindi la paziente propone ricorso in cassazione sostenendo che l’infezione ben poteva essere stata contratta durante il ricovero, se non vi fosse stata la piena sterilizzazione dell’ambiente e che, quindi, si versava in una ipotesi di causalità presunta.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 21939/2019, depositata il giorno 02/09/2019, respinge il ricorso e conferma la sentenza impugnata, pur in assenza della casa di cura non costituitasi in sede di legittimità.

I giudici della Suprema Corte sottolineano, in particolare, che i giudici d’appello avevano ribadito che non era in contestazione il fatto che alcuna trasfusione di sangue era stata effettuata durante il ricovero nella struttura, che la parte interessata non aveva adempiuto all’onere di provare l’insorgenza in quell’occasione della lamentata infezione e che anzi dalla perizia collegiale esperita in primo grado non emergeva come “più probabile che non” che la malattia fosse stata contratta durante il ricovero nella struttura, tenuto anche conto che la paziente prima del marzo 2004 aveva subito almeno 6 interventi/procedure invasive potenzialmente a rischio di trasmettere l’HCV.

La Corte di Cassazione ha quindi ribadito che nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica compete al paziente provare l’esistenza del nesso di causalità tra la condotta del medico e il danno di cui si chiede il risarcimento, principio di diritto correttamente applicato nella fattispecie dai giudici di merito.



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