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Articolo del 20/11/2018

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Ripartizione oneri probatori in sede di contenzioso civile


a cura di Sergio Fucci


La verifica dell’esistenza di una colpa nella condotta tenuta dal medico e del nesso di causalità tra la predetta condotta e l’evento dannoso costituiscono l’oggetto di due accertamenti distinti e, quindi, la sussistenza della colpa non implica anche la dimostrazione del nesso.


Anche quando il paziente invoca la responsabilità contrattuale del medico, l’onere di provare la sussistenza del nesso di causalità tra condotta colposa e evento dannoso è posto dalla legge a carico del soggetto che assume di essere stato danneggiato da un comportamento erroneo del sanitario.

L’art. 1218 del codice civile impone al medico, che si assume inadempiente rispetto alle proprie obbligazioni di cura, di dare la prova dell’avvenuto esatto adempimento delle sue obbligazioni, sulla base del criterio di maggiore vicinanza secondo il quale la prova va posta a carico della parte che più agevolmente può fornirla.

Il criterio di maggiore vicinanza alla prova non ha alcuna rilevanza invece in relazione sia all’accertamento del nesso di causalità materiale (derivazione dell’evento lesivo dalla condotta del medico inadempiente), sia con riferimento al nesso causale giuridico (individuazione delle singole conseguenze pregiudizievoli dell’evento lesivo).

Compete quindi sempre al paziente dimostrare, con qualsiasi mezzo di prova (anche presuntiva) che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del “più probabile che non” la causa del danno patito. Conseguentemente se questa prova non viene fornita la domanda risarcitoria del paziente deve essere respinta dal giudice.

Questi principi sono stati affermati dalla Corte di Cassazione, terza sezione civile, nella recente sentenza n. 18540/2018, depositata il 13/07/2018, con la quale è stato ha respinto il ricorso di due genitori avverso la sentenza d’appello che aveva respinto la loro domanda di risarcimento dei danni subiti da un loro figlio, causati, secondo la loro tesi rimasta infondata, dalla condotta di due medici.



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