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Articolo del 27/07/2018

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Mutamento delle condizioni cliniche e riesame della situazione


a cura di Sergio Fucci


Qualora il medico si trovi di fronte ad un peggioramento non previsto dei sintomi o ad una situazione di evoluzione del quadro clinico o, ancora, al perdurare di una situazione già esistente incompatibile con la terapia prescritta e somministrata, deve ripetere la diagnosi differenziale, non potendo mantenere semplicemente la diagnosi già formulata, al fine di modificare eventualmente l’intervento.



Nell’ipotesi di cooperazione multidisciplinare fra diversi medici ciascuno è tenuto, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle mansioni svolte, anche all’osservanza degli obblighi derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune e unico, con la conseguenza che ciascun sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l’attività precedente o contestuale svolta da altro collega sia pure specialista in altra disciplina e dal controllarne l’esattezza, se del caso correggendo errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio.

Questi principi sono stati affermati dalla Corte di Cassazione, quarta sezione penale, nella recente sentenza n. 21868/2018, depositata il 17/5/2018, che, in un caso di responsabilità che vedeva coinvolti un ginecologo e un medico del pronto soccorso ha annullato la sentenza impugnata agli effetti penali per intervenuta prescrizione e agli effetti civili per difetto di adeguata motivazione, rinviando per questo ultimo aspetto al competente giudice civile per un nuovo esame.



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