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Articolo del 27/06/2018

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Falsitą materiale commessa dal medico del lavoro


a cura di Sergio Fucci


Un medico del lavoro viene condannato in appello alla pena di sei mesi e dieci giorni di reclusione per avere falsificato la data di effettuazione di alcuni esami (elettrocardiogrammi e spirometrici) eseguiti su tre dipendenti di una società sovrapponendo alla data originaria di esecuzione di questi esami, quella del giorno prima per far risultare l’idoneità al lavoro e alle mansioni loro assegnate da questa ultima giornata.

 



L’imputato ricorre in cassazione sostenendo, in sostanza, che difettava nella fattispecie quantomeno l’elemento psicologico del reato ascrittogli (art. 476 del codice penale) avendo egli agito in buona fede per ricondurre tutte le visite e gli accertamenti al momento di inizio degli stessi non avendo alcun interesse per esporre circostanze non veritiere, pur confermando di avere ammesso nel suo interrogatorio di avere modificato per le ragioni esposte la data dei documenti incriminati.

La Corte di Cassazione, settima sezione penale, con la recentissima sentenza n. 11178/2018, depositata il giorno 13/03/2018, dichiara inammissibile il ricorso del medico perché basato su un motivo attinente a profili fattuali della vicenda.

La Suprema Corte, peraltro, sottolinea che la questione relativa all’elemento soggettivo del reato era già stata affrontata e risolta correttamente dal giudice di merito che aveva osservato che il comportamento incriminato non era ascrivibile a colpa, sotto il profilo della negligenza o dell’imperizia, ma era stato eseguito volontariamente, come ammesso dallo stesso imputato.

Inoltre il giudice d’appello aveva giustamente affermato che le motivazioni addotte dal medico per tale illecito comportamento erano irrilevanti in quanto per la punibilità del falso materiale in atto pubblico è sufficiente il dolo generico, cioè la coscienza e volontà di contraffare l’atto originale a prescindere dagli intenti perseguiti dall’autore della contraffazione.

La Cassazione, infine, richiamando sul punto la sua precedente giurisprudenza che, in ambito sanitario (vedi, al riguardo le sentenze n. 35167/2015, n. 19557/2010 e n. 22192/2008), ha confermato la rilevanza penale delle condotte di modifica o di aggiunta di dati ad un atto medico già formato (ad esempio, l’alterazione di un dato riportato in una cartella clinica in un determinato momento storico) e la loro punibilità anche se l’autore delle contraffazioni ha agito per ristabilire la verità in fatto, salvo che si tratta di mere correzioni di errori materiali.

In definitiva la Suprema Corte ha confermato la sua linea “dura” rispetto a comportamenti dei sanitari contrari al dovere di agire nel rispetto della tutela della pubblica fede connesso agli atti da loro compiuti nell’esercizio delle specifiche funzioni previste nell’art. 476 c.p..



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