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Articolo del 28/02/2018

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Nessuna responsabilità civile per la struttura nel caso in cui resta incerto il nesso di causalità tra la condotta colposa contestata e l’evento occorso


a cura di Sergio Fucci


Il Tribunale di Milano, prima sezione civile, con sentenza del 22/11/17 ha respinto la domanda di risarcimento avanzata da una donna per le conseguenze negative sulla sua salute derivanti da un intervento di legatura per sterilizzazione della tuba destra eseguito asseritamente in modo non corretto nel 2006, cosicchè nel 2010 era stata sottoposta ad un altro intervento di “salpingectomia destra per via laparoscopica a causa di una gravidanza ampollare fessurata in esplusione a livello di pregressa legatura tubarica”.


 



Il Tribunale, pur in mancanza di una compiuta descrizione in cartella clinica delle specifiche modalità con le quali venne effettuata la legatura della tuba destra, ha ritenuto che non potesse essere escluso che l’insorgenza della lamentata gravidanza del 2010 era stata dovuta alla canalizzazione della tuba destra pur in assenza di un errore tecnico nella esecuzione della sua legatura, tenuto anche conto della complessa storia clinica della paziente.

Facendo, quindi, applicazione nel caso in oggetto del più recente orientamento della Corte di Cassazione (vedi, al riguardo, da ultimo, la sentenza n. 18392/2017 della terza sezione civile), il Tribunale ha respinto la domanda risarcitoria osservando che l’esistenza di una incertezza sulla effettiva causa del danno ne impediva l’accoglimento non avendo la donna attrice in giudizio adempiuto all’onere probatorio posto al riguardo a suo carico.

In sostanza, secondo questo nuovo orientamento in presenza di una causa non adeguatamente accertata perché rimasta incerta, la domanda risarcitoria deve essere respinta perché compete alla paziente fornire la prova del nesso di causalità tra la condotta allegata come colposa e il danno lamentato

Questa sentenza si pone in linea con l’orientamento più garantista in materia, perché in un non troppo lontano passato è stato ritenuto, invece, che il mancato accertamento sul piano giuridico della causa del danno costituiva circostanza che gravava sul medico o sulla struttura che non erano riusciti a provare la non imputabilità dell’evento ad una loro condotta colposa (vedi, sul punto, la sentenza n. 4792/2013 della terza sezione civile della Suprema Corte).

La giurisprudenza, quindi, fortunatamente riconsidera posizioni che erano state criticate perché troppo favorevoli ai pazienti.



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