Carrello C.G. Edizioni Medico Scientifiche          Facebook C.G. Edizioni Medico Scientifiche      Google + C.G. Edizioni Medico Scientifiche      Linkedin C.G. Edizioni Medico Scientifiche
C.G. EDIZIONI MEDICO SCIENTIFICHE    /    +39 011 37.57.38    /    cgems.clienti@cgems.it    /    accedi all'area
- News -
Cerca nelle News






Newsletter

Iscriviti alle nostre newsletter di aggiornamento scientifico

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione


Privacy Policy

‹‹ Le nostre News




Articolo del 21/04/2017

Categoria: Giurisprudenza sanitaria

Nessuna responsabilitÓ civile se il paziente non dimostra il nesso causale


a cura di Sergio Fucci


Un paziente agisce in sede civile nei confronti di una casa di cura per ottenere il risarcimento dei danni subiti, secondo la sua tesi, in seguito ad una cattiva  assistenza prestata dai sanitari operanti nella struttura nella quale era stato eseguito un intervento di uretrotomia.

La domanda del paziente, dopo l’espletamento di una CTU, viene respinta in primo grado dal competente Tribunale e la relativa sentenza viene confermata dal giudice d’appello all’esito di un rinnovato accertamento medico-legale e, quindi, l’interessato ricorre in cassazione contestando le argomentazioni con le quali è stata ritenuta infondata la sua tesi.



La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con la recente sentenza n. 8665/17, depositata il 04/04/2017, conferma la sentenza impugnata e pone le spese di lite a carico del paziente ricorrente.

La Suprema Corte, in particolare, afferma che i giudici di merito hanno ritenuto provata in giudizio l’assenza di colpa dei sanitari che avevano eseguito l’intervento chirurgico, escludendo l’errore medico sia in riferimento alla scelta della metodica operatoria che alla sua esecuzione, nonché in relazione al decorso post-operatorio.

Sottolinea, inoltre, la Cassazione che giudici di merito hanno condiviso il giudizio del CTU secondo il quale la formazione della fistola uretro-cutanea costituiva una mera complicanza, possibile nonostante la perizia e la diligenza dell’operatore chirurgico e hanno posto in dubbio l’esistenza del nesso di causalità stante il lungo tempo trascorso tra l’intervento e l’insorgenza della predetta fistola.

La Cassazione aggiunge, infine, che il paziente non risulta avere offerto elementi idonei a superare le risultanze delle due CTU espletate nei precedenti gradi del giudizio e soprattutto non ha adempiuto all’onere probatorio posto a suo carico in relazione al nesso di causalità correttamente escluso tenuto conto non solo del lasso di tempo intercorso tra l’intervento e l’emersione della fistola, ma anche della circostanza che in questo spazio temporale risultano essere stati eseguiti altri interventi idonei ad interferire nella produzione del danno.



CGEMS consiglia ...


Copyright © 2017, C.G. Edizioni Medico Scientifiche S.r.l. con socio unico  -  Tutti i diritti Riservati  -  P.iva 02571140017
Privacy e Condizioni   -  Via Brissogne, 11 - 10142 Torino  -  E-mail: cgems.clienti@cgems.it  -  Admin
Created by GIGA Studio